Poesia

La Regina Mab di Percy Bysshe Shelley

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Scritto da Alba

 

Dedicato ad Harriet

The fairy of the moon Hermann Kaulbach

Di chi è l'amore che, fulgido sul mondo

devia del suo schema il dardo avvelenato?

Di chi la calda lode benigna,

premio dolcissimo della virtù?

Sotto quei sguardi l'anima mia ridesta

più fida al vero e ardimentosa crebbe

Quale pupilla col cuor fissai,

e amai più forte l'umanità?

La tua, Enrichetta, che più pura idea

fosti dell'anima e ispiratrice al canto;

Tuoi questi incolti fiori novelli

sono, benché il serto testo e da me.

Pegno d'amore, quindi al seno stringilo

e credi pur che per quanto mutino i tempi,

e gli anni scorrano, ciascun fiore

nel mio cuor colto, sarà consacrato a te.

 

 

Canto I

 

 

Come é meravigliosa la Morte:

la Morte, e il Sonno fratelli!

Pallida, come la luna,

che muore così lontano,

di un livido bluastro,

la bocca ha l'una;

rosato l'altro, quando

al mattino, incoronato dalle onde

dell'Oceano, la terra arrossa.

Pur che mirabile transito

fanno la Morte e il Sonno!

Che forse fu il suo spirito

innocente rapito da la fosca

Dea che impera su i tumuli corrotti?

Periranno quelle grazie

del suo volto divine,

che amor spirano ed estasi

di palpiti profondi;

quelle vene azzurrine,

che si celano lievi,

qual rivoli serpeggianti

sotto un campo di nevi;

 

 

quel profilo seducente,

fulgido di bellezza,

quale marmo vivente?

Dovrà lo spirito infetto

della caducità, nulla di questo

divino volto lasciare,

tranne che i rifiuti e la rovina?

E non salvar null'altro

che un lugubre soggetto

su cui moralizzare

possano i cuori leggeri?

Oppure soltanto i sensi

una soave sonnolenza occupa,

che il respiro della rosata aurora

ricaccia nelle tenebre?

Si risveglierà ancora

lanthe e di gioia colmerà quel seno

fedele, il cui spirito vigile aspetta

per cogliere dal suo sorriso luce,

vita e rapimento?

Si, desterà ancora,

benché le membra sue tiepide, inerti

siano, e tacita quella

bocca soave, che faconda prima

col suo respiro d'una tigre l'ira

calmata avrebbe, e d'un tiranno sciolta

L'anima irrigidita.

Gli occhi suoi rugiadosi

son chiusi, e sul tessuto cosi tenue

delle palpebre, che celano appena

appena il raggio nero-celestino

dei globi luminosi,

posa il Sonno bambino.

Ombrano le trecce d'oro

la purità superba

del seno, inanellate

come viticci di una pianta parassita

su colonna di marmo.

 

Udite! Da dove viene quel suono frenetico?

Così simile alla strana melodia

di un turbine che spazza e gira intorno

alle deserte rovine,

quando spira il vento dall'Occidente,

e le onde del mare tempestoso

risuonano nella sera, l'eco che giunge dal lido;

più fiero delle note confuse, che la lira

invisibile dei boschi e della valle,

tocca da i geni della brezza, diffonde.

Fluttuante sopra onde di musica e di luce,

ecco, il carro s'avanza della Fata Regina!

I corsieri celesti fendono l'aria indocile;

della Regina al cenno se fermano. Tali fibrose

e fermano ubbidienti le redini di luce.

La Regina maliosa li spinse

dentro, spargendo d'intorno

l'incanto, e, dall'etereo carro

graziosamente declina,

trattenne muta lo sguardo

su la vergine assopita.

Agile la figura della Fata,

agile era, qual nube

che sorprende i più pallidi colori

del giorno, quando cede

a la notte la sera;

 

lucida, come quel fibroso velo

appare, quando si vestono le stelle

di fugaci splendori.

La sua sottile forma nebulosa

veleggiava col tremito dell'aria.

S'alzavano d'intorno melodie,

simili ai dolci mormorii

degli odorosi venti

al risvegliarsi della Primavera,

e ne vibrava tutta

la stanza e il cielo della mezzanotte.

 

 

Disse: "Lo Spirito supremo conosce quanta Vergine divinità

é in te, ed a te svelerà il vero che solo vedono i savi, che trovano

nella luce del loro pensiero la loro beatitudine. Tu

sdegni costumi, fede e potere, non ascolti e sei pronta a difendere

ed a portare la luce. Dal profondo sacrario di natura ti

venga la forza per impugnare la fiaccola ardente. Dirai ciò

che vedi e senti: Anima, staccati dal tuo carcere terreno!"

 

 

REGINA MAB.

 

Tacque: e dal muto, immobile

corpo un'Anima raggiante

sorse, nella sua nuda

purità tutta bella.

Sopra il letto giaceva

il corpo avvolto nei ciechi

abissi del sonno.

 

 

Anima, che scendesti tanto in fondo;

Anima, che volasti tanto in alto;

tu, sicura e gentil la grazia accetta

al tuo merito dovuta;

ascendi il carro con me.

 

 

ANIMA

"Forse io sogno? ed e questa

sensazione novella

una larva del sonno.

Se, in vero, io sono un'Anima

libera, da la carne

anima disunita,

parlami ancora."

 

FATA

"Sono la Fata Mab custode dei segreti; conosco il bene

e il male che è nel cuore dell'uomo; il presente, il passato e il

futuro. Prevedo ogni evento ed ho il potere di dare la luce

agli uomini, che troveranno la felicità, premio della virtù....continua

 

Trad. Di Antonio Calitri

Copyright 2011 La Regina Mab di Percy Bysshe Shelley. Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported.
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