I miti gli eroi e le leggende del passato

Ishtar

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Scritto da Surya

Porta del tempio di Ishtar

Ishtar è la principale divinità del nutrito pantheon babilonese. E' la divinità che racchiude in se una moltitudine di funzioni e poteri, è la stella del mattino, è la dea della fertilità, divinità protettrice della natura, dell'agricoltura, della guerra e della pace, non una dea sola ma una miriade di dee e figure femminili con le quali spesso è associata e idealizzata, come vedremo meglio in seguito.

Ishtar le divinità del Pantheon Assiro-Babilonese , è la più nota,ma è anche quella che conosciamo meno: il suo mito ebbe uno svolgimento che si dispiegò in una molteplicità di intrecci spesso contraddittori tra loro a causa della poliedricità delle forme e delle caratteristiche secondarie che le furono attribuite. In funzione della sua personalità ebbe tanti ruoli fondamentali riservati ad altre divinità, finché il suo mito e il suo nome accadico divenne sinonimo dell'aspetto femmineo delle divinità tanto che il nome Istaru finì col diventare il generico nome di dea.

La più antica apparizione della dea nella mitologia mesopotamica è rappresentata da Nana, divinità sumerica e accadica.

Nana era una dea della vita della natura, della fecondità e della generazione, venerata specialmente nell'antichissima città di Uruk o Erech nella Babilonia meridionale, dove sorgeva il suo tempio, Eanna ( Casa del Cielo o Tesoro Puro ), fondato intorno al 3000 a. C. dal re Urbau di Ur. Il culto tributato a Nana era esteso in tutta la regione dove era considerata una delle divinità protettrici. Ma non i soli Sumeri e Accadi adoravano la potente dea; ella ottenne onori divini anche dagli Elimei (Susiani), come è dimostrato dal fatto che circa il 2280 a. C. il loro re Kudurnachundi, invasore della Babilonia, portò l'immagine di Nana da Uruk a Susa, dove nel 644 a. C. il re assiro Assurbanipal la riportò nel suo luogo di origine.

Nana era raffigurata nuda, con forme molte sviluppate e le mani a coprire la nudità del seno.

A Ishtar di tempi posteriori, era stato dedicato un santuario a Uruk, chiamato Eulbar (« casa di Ulbar ») il che lascia immaginare che la dea Nana, divinità sumerico-accadica e Ishtar siano state la stessadivinità. Nella parte finale di un inno dedicato ad Ishtar, la dea viene invocata come « signora di Eanna, signora del nome Nana ».

Nella mitologia postsumerica o post sumero-accadica, bisogna distinguere fra Ishtar della concezione popolare e quella della sistematizzazione ufficiale religiosa delle scuole sacerdotali babilonesi, e soprattutto fra Ishtar babilonese e l'assira, sebbene queste due più tardi si fusero in una sola, fondendosi con le figure secondarie della dea, che finirono con assorbire le varie divinità femminili con essa identificate.

Nella più antica concezione popolare,babilonese , Ishtar è una divinità ctonica. In origine la dea fu la terra che rinverdisce dopo i cocenti calori della canicola estiva e il rigido freddo invernale. Ciò risulta, dal mito della discesa di Ishtar all' Inferno.

 

Ishtar e Tammuz

In una saga che risale a tradizioni molto remote, si narra che Ishtar si fosse perdutamente innamorata di Tammuz Un giorno Tammuz fu ferito mortalmente da un cinghiale; Ishtar inconsolabile per la prematura perdita del suo giovane amante, discese nel regno dell'oltretomba per cercare di sottrarre il suo compagno alla morte. Attraversò sette porte,obbedendo alle dure regole del regno dei morti che imponeva come condizione quella di lasciare un ornamento e un indumento in ciascuna di queste, fino a giungere completamente nuda al cospetto di sua sorella Ereshkigal che la imprigiona e scatena su di lei le sette piaghe. La scomparsa di Ishtar aveva come implicazione la condanna del mondo alla sterilità, gli uomini e gli animali cessarono di generare fino al ritorno della dea. Il consiglio degli dei, le inviò allora un provvidenziale messaggero che dopo averla aspersa dell'acqua della vita la riportò sulla terra. Nel cammino di ritorno, riattraversando ciascuna delle sette porte, ritrovò i suoi ornamenti e vittoriosa riuscì a strappare alle potenze infernali il suo adorato Tammuz che fece ritorno dalle tenebre alla luce. Il senso allegorico della saga, è evidente: la terra si unisce, all'arrivo della bella stagione, col giovane sole primaverile (Tammuz) ricoprendosi di verde sotto la sua mite carezza; sopraggiunge l'estate, e il suo sole ardente (il cinghiale) uccide quello dei mesi primaverili; ma al ritorno di questi la terra da arida e sterile rinvigorisce, per ricominciare un nuovo ciclo di fecondità.

Da questa particolarità della saga è facile dedurre che Ishtar fu concepita, al pari di Nana, come dea della fecondità e della generazione, ma il senso di questo mito va oltre il significato naturistico della scomparsa della primavera, se ne può infatti attribuire anche uno astrale in quanto Ishtar è la stella brillante che sparisce ad occidente per tornare a brillare ad oriente, in tutti i racconti , infatti risalta in maniera evidente l'associazione della dea con il pianeta Venere, che le conferisce l'appellativo di Signora della Luce.

Le medesime funzioni erano attribuite, secondo Erodoto a Militta, dea babilonese, la quale non è che un'altra delle figure parallele di Ishtar. Un'altra di queste, a Babilonia, era Zarpanit, in quanto signora della riproduzione degli esseri. L' Ishtar del periodo semitico, dea della terra, ereditò tutti gli attributi di un'altra dea della terra venerata a Eridu, Damkina, con cui si fuse: Ishtar e Damkina e cosi Nana, Militta e Zarpanit sotto differenti nomi divennero una medesima divinità.

La concezione di Ishtar dea-terra, nelle sue varie manifestazioni, è strettamente connessa con la rappresentazione di lei quale divinità dell'amore, elemento indispensabile per la vita della natura. Ma questa rappresentazione anziché dall'attributo di fecondatrice e di generatrice dipende direttamente dal suo carattere siderale, che le derivò dall'alleanza stretta con Annunaki, a cui Ishtar fu assimilata.

Nella sistematizzazione ufficiale della mitologia babilonese, la seconda triade aveva avuto da principio come terza persona Ishtar e più precisamente Ishtar di Dilbat , che applicato alla dea significa « la messaggera, l'annunziatrice », cioè Ishtar-stella, accompagnata cosi a Sin e a Shamash. Ella personificava la stella della sera, che precede l'apparizione della luna e la stella del mattino, che preannunzia l'imminente venuta del sole. Lo sfarzo delle feste celebrate in suo onore giustifica la scelta che era fatta per associarla ai maggiori fra gli astri, il pianeta Venere; in considerazione del suo carattere siderale, fu identificata successivamente con la stella del mattino e con la stella della sera che sono un duplice aspetto di Ishtar. Come stella della sera, simboleggiò l a dea dell'amore, che attira l'uomo verso la donna e lo tiene unito con dolci legami. Come stella del mattino era la guerriera fredda e crudele, che sdegna la voluttà e per tuffarsi nel furore della mischia ma è anche l' astro che annuncia il giorno con le sue fatiche e le sue lotte. Per questo Ishtar era ad un tempo casta e lasciva, benefica e feroce, pacifica e bellicosa, ricordando tuttavia che la guerriera era una caratteristica della Ishtar assira e che gli Assiri furono sopratutto un popolo guerriero. Ishtar rappresentante dell'amore sensuale e insieme dea della fecondità era anche identificata con Belit, la madre degli dei e degli uomini.

L'altro aspetto di Ishtar è quello della più forte fra le dee , quella « per cui nessuno vive in riposo e in piacere, se ella non vuole, la dea della lotta, la signora della battaglia, l'arbitro delle grandi divinità », come vien designata in iscrizioni, è colei che incita alle armi e in tempo di pace invita ai pericoli della caccia di fiere, rivelandosi cosi ancora quale dea di questa. Con il suo duplice carattere voluttuoso e guerriero Ishtar compare nella saga d'Izdubar(Gilgamesh), come la dea feudale di Uruk. Come madre degli uomini e ad un tempo « signora degli dei» ha parte nella leggenda del diluvio; piangendo sulla strage dei suoi figli.

Il nome di Ishtar è adoperato a designare tutte le dee in genere; questo lascia presupporre che esso non fosse il nome di una dea speciale, ma si applicasse a parecchie divinità femminili: e non come semplice appellativo, bensì come nome proprio di ciascuna di loro.

Questa ipotesi trova un appoggio nel fatto della varia paternità di Ishtar. Ora ella è detta figlia di Anu, "il cielo " , e come tale figura quale dea dell'amore, probabilmente secondo la credenza, comune a molti popoli antichi, che l'amore fosse di origine celeste; ora figlia di Sin e in questo caso si presenta col suo carattere siderale; ora figlia di Bel, e cosi vien chiamata nelle invocazioni puramente astrologiche. In una iscrizione di Assurbanipal compare contemporaneamente come figlia Anu, di Bel e di Ea;

Alla varia paternità, che dipende certo in parte dai vari gruppi divini a cui Ishtar apparteneva, fa riscontro la varietà degli sposi di lei, a ciascuno dei quali ella era unita sotto uno o l'altro dei suoi nomi e delle sue ipostasi: quando è Marduk, l shtar appare come Zarpanit, quando Shamash diventa Ninib. La dea non si accontentò di un solo marito o per usare un'espressione più esatta, di un solo amante; nella leggenda d'Izdubar, li scelse fra gli uomini senza disdegnare le bestie. In questa leggenda infatti si racconta che la dea amò d'un amore addirittura feroce un'aquila e un leone e d'amore libidinoso un cavallo. Ma l'amante principale di Ishtar, quello della sua gioventù , fu Tammuz, paragonato più tardi all'Adone dei Greci; la cui saga nei suoi vari momenti, l'amore di Ishtar, il modo della morte, il periodico ritorno alla luce, ricompare spesso nella mitologia ellenica, Ishtar diventa Afrodite. Anzi è probabile che la mitologia greca ne avesse tratto spunto per il racconto relativo alla rivalità tra due dee, una celeste, l'altra infernale: Afrodite e Persefone, le quali entrano in discordia per l'amore di Adone. Comunque, non c'è dubbio che la contesa fra Ishtar celeste e Ereshkigal la regina dell'oltretomba, per Tammuz, di cui la seconda si era impadronita per mezzo della morte, sia una chiara allusione al mito della discesa di Ishtar all'inferno.

 

Ishtar

Istar ha fra gli altri titoli quello di la madre di Tammuz, mentre altrove figura costantemente come l'amante o la sposa di lui. Ma l'attribuzione di madre di Tammuz, potrebbe essere derivata dal fatto che il giovane dio-pastore, era figlio di Damkina e Ishtar è identificata spesso con Damkina stessa. Qui, probabilmente, la particolarità della saga greca di Semiramide, riflesso umano della divina Ishtar, la leggendaria regina di BabiIonia, figlia della dea Derceto, moglie di Shamshi Adad VII, che fu poi madre e sposa di Adad-niran IV .

In questa saga Semiramide si mostra sotto una duplice fisionomia, quella di donna guerriera e voluttuosa, che divide la sua vita tra le battaglie e gli amori. È una grande conquistatrice di popoli, e insieme cosi dissoluta e impudica che in qualche tradizione vien presentata senz'altro come una meretrice; anzi si racconta che al pari di Ishtar avesse amato di amore libidinoso un cavallo. E la leggenda aggiunge che il marito di lei, non potendo sopportare le sue intemperanze e i suoi costumi reprensibili, fuggì . Allora per vendetta uccise i suoi figli i quali le rinfacciavano la sua attitudine al meretricio. Appena salita con l'astuzia al trono aveva ucciso il proprio compagno, mostrandosi non meno crudele di Ishtar e come lei si mostrava chiusa alla pietà quando faceva seppellire ancora vivi gli incauti amanti caduti ingenuamente nella trappola delle sue armi fatali di seduttrice instancabile proprio come faceva Ishtar con tutti i suoi amanti primo dei quali Tammuz. La dea, si rivela qui in un altro dei suoi caratteri peraltro comune a tutte le divinità della vita della natura: quello di potenza sterminatrice, che, per una delle solite contraddizioni, di cui si hanno esempi anche nelle mitologie classiche e specialmente nella greca, va di pari passo con la funzione propria di Ishtar di divinità della fertilità e di dea generatrice. Del resto questi caratteri contraddittori non sono altro che l'espressione concreta della sua natura siderale.

Da quanto detto risulta che Ishtar, " la principessa del cielo e della terra, regina del cielo, la regina di tutti gli dei" , titoli che le sono dati in varie iscrizioni, ebbe nella mitologia mesopotamica un posto importante tanto quanto quello attribuito a Marduk. Forse è ammissibile, e indubbiamente non priva di fondamento l'ipotesi di qualche assiriologo, che ella riunisca in sé due dee principali del pantheon eufratico, una Ishtar antica e una Ishtar giovane. La prima fu la gran madre degli dei, che su tutti questi e su tutti gli uomini esercitava i suoi poteri di signora dall'autorità sovrana, concezione questa, che trovò fondamento presso la popolazione dei Sumeri e de gli Accadi e dei Semiti dei tempi remoti, presso cui vigeva ancora la regola del matriarcato. La seconda, semitica in senso assoluto, ebbe gli attributi più disparati fondendosi poi con gli attributi della Ishtar più antica . Da ciò si evince che Ishtar, a differenza di tutte le altre dee del pantheon babilonese-assiro, non fu uno sdoppiamento di un dio preesistente, ma possedette fin da principio personalità e vita indipendenti , diventando di fatto la dea nel significato più vero della parola. Questo spiega, almeno in parte, perché di regola (sono poche le eccezioni) nelle preghiere, la sola Ishtar, fra le divinità femminili, sia invocata a sé.

La letteratura sacra mesopotamica possiede molti inni, liturgici, di scongiuro e di quelli chiamati dagli Assiriologi salmi penitenziali, in onore di Ishtar. Questo inno liturgico è il naturale completamento e la sintesi espressiva di quello che ci è pervenuto su questa dea. Ha forma drammatica e celebra Ishtar come la grande divinità femminile della natura.

(Il sacerdote): « Luce del cielo, che come fuoco in terra risplende, sei tu Ishtar

quando in terra metti piede (compari),

tu le dai forza e vigore ,

e te salutano benedicendo (coloro che seguono]) i sentieri della giustizia.

Quando tu entri nella casa degli uomini,

tu rassomigli alla tigre, che a rapire un capretto è pronta,

al leone, che si aggira per la foresta (il senso dovrebbe essere questo: invano si nascondono i colpevoli per timore della tua venuta). — O luce, o signora, ornamento del cielo !

Signora Ishtar, ornamento del cielo !

Tu che sei posta in una risplendente dimora, ornamento del cielo !

Sorella del dio del sole, ornamento del cielo ! »

(Ishtar): Io presiedo al governo della natura, piena di forza sono io;

mio padre Nan-nar (cioè Sin), io presiedo

per mio fratello Samas, io presiedo .,

mio padre Sin mi ha (a ciò) posta, io presiedo al governo della natura; — lo splendente cielo io presiedo .

Nell'esultanza per la mia gloria incedo io, Ishtar, a testa alta.

Ishtar, la dea della sera son io,

Ishtar, la dea del mattino son io;

Ishtar, che apre le porte (letteralmente: la serratura) dello splendente cielo: questa è la mia gloria ;

che percuote il cielo e fa tremar la terra: questa è la mia gloria;

percuotendo il cielo, facendo tremar la terra, in ciò sta la mia gloria "

(Il sacerdote) : « Quando ella nella parte bassa del ciclo brilla, il suo nomo è lodato fra le genti: (questa è) la sua gloria;

quale regina del cielo in alto e in basso ella dev'essere annunziata : la sua gloria ».

(Istar): «Le montagne da sola io domo , questa è la mia gloria ;

io sono delle montagne il potente castello, io sono la loro potente chiusa : questa è la mia gloria ».

(Il sacerdote e il popolo): « il tuo cuore possa placarsi, si calmi il tuo animo;

il signore, il gran dio Anu possa placare il tuo cuore;

il signore, il potente monte, il dio Bel possa calmare il tuo cuore;

Ishtar, signora del cielo il tuo cuore possa placarsi ».

Nel mito, cosi come nel culto Ishtar é insieme la dea dell'amore e della guerra; sotto il primo aspetto era venerata particolarmente a Babilonia, sotto il secondo in Assiria, anche se nel campo mitologico le due forme non furono nettamente distinte ( Assurbanipal ad esempio chiama la severa bellicosa Ishtar di Arbela la madre che lo ha partorito e amorevolmente allevato).

Le sedi principali della religione della grande dea col significato della Venus foecunda furono Uruk e Babilonia.

Nella prima città, di cui già ricordai i santuari dedicati a Ishtar come tale e come Nana, le sacerdotesse di lei erano giovani e belle donne, le quali consacravano il loro corpo al servizio della dea e al piacere dei devoti, che accorrevano a offrirle l'omaggio della propria venerazione. Considerate come compagne di Ishtar, portavano oltre al titolo generale di kadistu {quadishiu) cioè ierodule, nomi diversi : kiziréii(le rovinose , s'intende, dagli amori fatali appunto come quelli di Istar), harimdii (le allacciatrici ) e uhdi (le irretitrici). In uno dei frammenti della leggenda di Dibbara, Uruk è designata come la dimora di Anu e di Ishtar, la città delle kizirétiy delle harimdii e delle uhdi), nelle cui mani Ishtar ha consegnato e affidato l'uomo .

Il culto reso dalle ierodule alla loro dea non era che un tentativo di mascherare con la religione i costumi dissoluti delle città babilonesi. E le cose andavano anche peggio a Babilonia, dove, secondo la testimonianza di Erodoto , ogni donna doveva recarsi al tempio di Ishtar, cioè propriamente di Militta e concedersi una volta nella vita a uno straniero. Le più ricche si facevano accompagnare da un gran corteo di schiavi e sedevano fuori del recinto del santuario; tutte le altre andavano a sedersi dentro. A nessuna era lecito venir via prima d'essersi prostituita. Il prezzo era una moneta d'argento che l'uomo gettava alle ginocchia della donna; la donna non poteva respingere colui che l'avesse scelta. Compiuto il sacrificio e accontentata la dea, la donna se ne tornava a casa, le più belle subito, le altre anche dopo tre o quattro anni, a seconda delle difficoltà di trovare chi le mettesse in grado di pagar il debito loro verso l'eccelsa « regina del cielo». Questo uso della prostituzione sacra, in cui alcuno vorrebbe vedere una curiosa costumanza nuziale, male interpretata da Erodoto, senza ombra di immoralità, fioriva ancora nel V sec. a.C.

I centri più importanti del culto di Ishtar nell'Assiria erano le città di Arbela e di Ninive. Ella aveva anche ad Assur un magnifico santuario, che fu terminato da Tiglatpileser I (intorno al 1100 av. C). In tutto il paese le si rendeva onore non solo come alla dea della guerra, ma anche della caccia. Appunto nelle iscrizioni dei monarchi assiri Ishtar viene spesso chiamata la « signora della battaglia », e in un luogo degli Annali di Assurbanipal figura qual genio tutelare dell'esercito. Una volta apparve in sogno, ai soldati di questo re e li animò al passaggio di un torrente gonfio per le piogge, che aveva arrestato la loro marcia. Dalla determinazione del momento scelto da Ishtar per mostrarsi ai guerrieri assiri si deduce che ella fu considerata come la dea del pianeta Venere, la stella del mattino: concezione, donde appunto deriva, secondo quanto già detto, la sua natura guerriera. Lo stesso Assurbanipal, che fu un fervente adoratore di Ishtar, nel riconoscerle il carattere siderale le attribuì anche il carattere di divinità bellicosa, descrivendola come la dea apportatrice di splendore che sparge la distruzione nel paese nemico. Un passo delle iscrizioni delle cacce del medesimo principe prova che Ishtar era venerata da lui pure come dea della caccia: « Io presentai (dopo una caccia di leoni) a Istar di Arbela il potente arco e le offrii un sacrificio, versando sopra la sua effigie del vino ».

Ishtar come dea dell'amore e della voluttà ebbe per emblema la colomba da ciò si comprende la parte che questo uccello rappresenta nella leggenda di Semiramide (delle colombe nutrirono nei primi anni di sua vita la futura regina di Babilonia, e in una colomba ella si fu trasformata quando cedette il trono al figlio Adad-niran IV. Il suo nome Sammuramat ha un'assonanza con la parola assira summaty (colomba).

Come divinità siderale ebbe per attributo simbolico Sirio, la stella dell'arco.

In un bassorilievo, conservato a Londra, Ishtar è seduta su un alto trono, in testa ha una corona, la shugurra, le cui punte si riuniscono al di sotto di una rosetta, in mano reca le insegne della sua potenza. Su un cilindro Ishtar in atteggiamento bellicoso brandisce delle armi, rivelandosi palesemente quale divinità guerriera. Come dea della caccia è rappresentata in completa armatura da cacciatrice, con arco, frecce e faretra su due altri cilindri assiri, nel primo ritta sopra una tigre (anche questo animale fu suo simbolo), nel secondo in trono, i piedi appoggiati sul corpo di una pantera. Ancora su un cilindro Ishtar ha alla sua sinistra la sua stella raggiante in cima a uno scettro dinanzi al dio Sin, avallando l'ipotesi di Ishtar dea siderale.

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