I miti gli eroi e le leggende del passato
Orfeo ed Euridice

La storia di Orfeo ed Euridice, è un inno all'amore eterno, all'amore che non conosce ostacoli,all'amore che non si arrende mai, all'amore che dura per sempre, intendendo per sempre l'eternità. Per questo, questa storia è stata fonte di ispirazione di poeti, pittori, scultori, musicisti, drammaturghi, che nelle varie epoche storiche, dal rinascimento al romanticismo, fino ai giorni nostri con le varie trasposizioni cinematografiche,hanno saputo trarne oltre che l'ispirazione, i valori morali e spirituali dell'arte e della poesia.
Un opera come l'Orfeo di Claudio Monteverdi, rappresentata a Mantova nel 1607, è stata e sarà sempre una delle opere più belle ispirate a questa storia, rivista tempo dopo da Gluck e da Offenbach ( in questo caso si tratta di una versione satirica da operetta ).
La nave Argo solca i mari, il Vello d'Oro è ancora lontano, sarà mai possibile trovarlo? A bordo, gli Argonauti, nel pieno della loro giovinezza stanno per cadere vittime delle Sirene ammaliatrici, l'insidia fin dal momento della partenza è stata la loro indesiderata compagna di viaggio. Ma ecco che dalla lira di Orfeo, un giovane citareda,viene fuori una nota poi un'altra e un'altra ancora fino a trasformarsi in una melodia. Le acque si placano, la nave veleggia sicura e i giovani a bordo rapiti dalla melodia della musica diventano insensibili al richiamo ingannevole delle Sirene.
Ma chi era Orfeo, questo giovane, eroe tra gli eroi, che con il suo canto riusciva a dominare tutto quanto di selvaggio c'era nella natura, sulla terra e negli Inferi?
Orfeo era figlio di un dio, suo padre era Apollo, la lira fu un suo dono, sua madre Calliope invece gli donò la poesia, dall'unione della musica con la poesia nacque il bel canto . Probabilmente questi nobili natali gli sono stati attribuiti in seguito, alcuni autori, gli danno come padre un comune mortale, il re Eagro.
Orfeo dalla voce melodiosa, accompagnava il suo canto con la lira, strumento che suonava così bene, che gli alberi e i sassi, abbandonavano il loro sito, i fiumi sospendevano i loro ripidissimi corsi, si placavano i venti, le Driadi uscivano dalle loro querce, le bestie feroci ammansite, si affollavano attorno a lui, mentre stormi di uccelli volteggiavano sopra la sua la testa, per godere di quel canto celestiale.
Amò perdutamente Euridice che perdette troppo presto e per questo fu inconsolabile. Euridice era la sposa di Orfeo, figlia di Nereo e di Doride, era una giovane donna bellissima, circondata da molti pretendenti che lei respingeva sempre, finché ascoltando cantare Orfeo, se ne innamora perdutamente, questo sentimento così profondo viene ricambiato allo stesso modo da Orfeo.
Euridice passeggiava un giorno in compagnia delle Najadi, su un prato ricoperto di fiori. Aristeo, figlio di Apollo e della ninfa Cirene vedutala si invaghì subito di lei e prese ad infastidirla. Euridice per sfuggire alle molestie di questo non gradito spasimante, nel tentativo di allontanarsi da lui, calpesta accidentalmente un serpente nascosto tra l'erba che la morde al calcagno. Euridice muore qualche giorno dopo, alcuni parlano del giorno stesso delle nozze. Le Najadi per vendetta fecero morire tutte le api di Ariasteo, api che erano il suo grande vanto e solo un sacrificio di un toro placò la loro ira.
Orfeo disperato vaga su Rodope finché trova un'ampia caverna sul monte Tenaro, è questa la via per ascendere al Tartaro e riprendersi la sua amata. Con il suono del suo strumento convince Caronte a traghettarlo all'altra sponda dello Stinge.
......Orfeo
Tu sei morta, mia vita, ed io respiro?
Tu se da me partita.
Per mai più non tornare, ed io rimango?
No, che i versi alcune cose ponno,
N'andrò sicuro a più profondi abissi,
E, intenerito il cor del re de l'ombre,
Meco trarrotti a riveder le stelle;
O, se ciò negherammi empio destino,
Rimarrò teco in compagnia di morte.
Addio terra, addio cielo e sole, addio...
.... Coro di ninfe e pastori
Ahi, caso acerbo,ahi,fato empio e crudele,
Ahi, stelle ingiuriose, ahi cielo avaro.
Di ben caduco e frale,
Che tosto sfugge, e spesso
a gran salita il precipizio è certo...
Claudio Monteverdi, l'Orfeo
Il Tartaro improvvisamente risuonò di concerti così armoniosi che le ombre dei trapassati, intenerite non poterono ricacciare indietro le lacrime, ascoltando il dolce canto dedicato alla donna amata. A quel suono, Cerbero si ammansì improvvisamente, Tantalo dimenticò la sua sete, la ruota di Issone si fermò, gli avvoltoi che dilaniavano il cuore di Tizio gli concessero un'istante di tregua, Sisifo si sedette sopra il suo macigno, le Danaidi cessarono di affaccendarsi con il loro inutile lavoro e le Furie impietosite, per la prima volta piansero, nell'oltretomba per la prima volta si conobbe la pietà ( Ovidio-Metamorfosi )
Ade e Persefone commossi dall'amore dei due sventurati amanti acconsentono a restituire Euridice ad Orfeo,ma alla condizione che egli non si volti mai a guardarla prima di giungere alla luce. In fondo una condizione simile non era stata posta a Persefone stessa quando sua madre Demetra era venuta a riprendersela? Orfeo si incammina, Euridice lo segue,la luce è vicina, già comincia ad intravedersi qualche spiraglio che cerca di dissolvere le tenebre, ancora un passo e all'improvviso Orfeo si volta indietro, forse per accertarsi che lei lo segua, forse per il dubbio che lei in realtà sia un'ombra, forse perché preso dal desiderio di baciarla e questa volta la perde per sempre. Un ultimo bacio, una carezza, la mano che si allunga per toccarla in un estremo gesto d'addio ma sfiora solo un'ombra. Oppresso dal dolore vuole ritornare negli Inferi, ma l'inesorabile Caronte implacabile lo ricaccia indietro.
Si raccontano di sette giorni e sette notti passati a piangere sulle rive del fiume Acheronte, nutrendosi di lacrime e rimpianti, finché si ritira in Tracia.
Qui conduce una vita selvaggia, ricevendo solo le visite dei giovinetti e degli abitanti del bosco. Orfeo li istruiva alla vita orfica, cantando loro dei misteri che aveva visto nel suo viaggio nell'aldila e li educava all'astinenza dalla carne. Alla richiesta delle donne di condurre una vita meno selvaggia e del rispetto della legge del secondo imeneo, Orfeo oppose un secco rifiuto, preferendo i giovanetti alle donne. Per placare l'ira di Dioniso, l'unica divinità che aveva dimenticato di cantare durante la sua discesa nel Tartaro, Orfeo istituisce i Riti Orfici. Durante una celebrazione in onore di Dioniso, le Baccanti, al rifiuto di Orfeo di concedersi loro, prese da furore orgiastico, dilaniano il suo corpo, disperdendone le membra. Pausania però racconta che fu Zeus a colpirlo con il suo strale, perché istruiva i giovani ai misteri appresi dalla regina delle tenebre Persefone. La sua testa e la sua lira furono gettate nell'Ebro,mentre i flutti la trasportavano via, dalla sua bocca un'eco ripeteva continuamente il nome della sua amata, Euridice...oh mia Euridice.
La Tracia in seguito al delitto delle Baccanti rimasto impunito, fu colpita da una terribile pestilenza. La popolazione nel tentativo di fermare questo flagello consultano un oracolo. La pestilenza cesserà di mietere vittime solo quando sarà ritrovata la testa di Orfeo e gli saranno resi gli onori funebri.
Nei pressi del fiume Meleto, un pescatore trova la testa di Orfeo, che verrà posta in un santuario in suo onore presso la grotta di Antissa. In quel luogo la testa di Orfeo cominciò a profetizzare. Apollo timoroso del fatto che la gente trascurava il suo culto e i suoi oracoli di Delfi, si reca ad Antissa dove gli intima di non interferire più con il suo culto, Orfeo ubbidendo a suo padre tace per sempre( Philostrato ).Si racconta che gli usignoli che cantavano vicino alla sua tomba, cantassero un canto ancora più melodioso. Apollo per onorare Orfeo, pose la sua immagine nel cielo, immagine che divenne la costellazione della Lira.
....Apollo
Troppo, troppo gioisti
Di tua lieta ventura;
Or troppo piangi
Tua sorte acerba e dura.
Ancor non sai
Come nulla quaggiù diletta e dura?
Dunque se goder brami immortal vita
Vientene meco al ciel, ch'a sé t'invita
....Orfeo
Si non vedrò più mai
De l'amata Euridice i dolci rai?
....Apollo
Nel sole e nelle stelle
Vagheggerai le sue sembianze belle
....Orfeo
Ben di cotanto padre
Sarei non degno figlio
Se non seguissi il tuo fedel consiglio.
....Apollo e Orfeo
( ascendono al cielo )
Saliam cantando al cielo,
Dove ha virtù verace
Degno premio di sé, diletto e pace.
Claudio Monteverdi- l'Orfeo
Un'altra storia singolare sulla morte di Orfeo ci viene raccontata da Fanocle , nella sua Elegia. Le donne in preda al furore omicida, dopo aver assassinato e straziato il corpo di Orfeo, ne recisero il capo che inchiodarono al suo strumento, gettandoli in mare. Anche in questa versione, mentre le onde trasportavano il macabro reperto, la testa di Orfeo continuava a cantare mentre la sua lira suonava , finché approdarono all'isola di Lesbo che da quel giorno risuonò dei canti più intensi e melodiosi.
Elegia sulla morte di Orfeo
Chiara prole d'Eagro, il Trace Orfeo
A Calai, di Borea il figliolo.
Ei spesso in selve di folt'ombra, e solo
Sedea cantando del suo amor l'obbietto,
Nè sapea trovar posa al vivo duolo;
Che le vigili cure il mesto petto
Rodean sempre, mentr'ei stava ammirando
La florida beltà del giovinetto;
Ma l'empie donne di Bistonia in bando
Lo cacciaron dalla vita, armate il rio
Braccio di lungo ed affilato brando;
Però che dei garzoni egli il desio
Primiero infuse alle Treicie sponde,
E i femminili amor spinse ad obblio:
Per ciò sol le Baccanti furibonde
Il bel capo fer tronco, e dell'estreme
Rive lo dier del Tracio mar all'onde,
Su la cetra infisso, acciò che insieme
N'andassero amendue dalla marea
Travolti, e dall'azzurra onda che freme.
Ma l'onda spumeggiante alla Lesbèa
Sacra isola gli addusse, e un suono arguto,
Come di lira,tutto il mar empiea,
E l'isole e le ripe dal canuto
Flutto asperse, la 've gli uomini di amara
Pompa al teschio vocale offrir tributo;
Quindi all'avello imposero la chiara
Lira, che pietate a muta pietra
Spirar seppe, e di Forco all'onda avara.
Da quel di canti e maestria di cetra
L'isola ornar, che per canore voci,
E per suoni or su tutte il vanto impetra;
Ma poiché delle donne i fatti atroci
Fur conti ai Traci bellicosi, e sedegno
Grave punse ed affanno i cor feroci,
Alle lor mogli un affocato segno
Impresser, si che traccia oscura e viva
Restasse in lor dell'omicidio indegno.
Ed oggi ancor, per vendicar la diva
Anima, un segno in sulle membra inciso
Marchia le donne della Tracia riva,
Indizio e pena del gran vate ucciso.
Fanocle

