Biografie

La vita di Buddha, l'infanzia e la gioventù - Buddha parte

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 I quattro segni

 

Un giorno, sotto la guida di una numerosa scorta, attraversava la porta ad est della città, per recarsi in visita ad un luogo a lui assai caro, il parco di Lumbini, il posto dove sua madre Maya lo aveva messo al mondo. Quando incontra un vecchio decrepito. Il viso cosparso da rughe profondissime, la testa calva, le vene e i muscoli tese come corde, i pochi denti traballanti gli permettevano a malapena di emettere dei suoni inarticolati. Le sue scarne mani si aggrappavano al bastone per sopportare i suoi passi stentati, mentre il suo corpo era scosso dal tremore della paralisi.“ Chi è quell'uomo?” chiese al suo cocchiere “ Lo stato in cui si trova è per una condizione di familiarità o tutti siamo destinati a diventare come quest'uomo?” “ Signore “ rispose il cocchiere “ Quest'uomo è così a causa della vecchiaia. Debole, sofferente, affetto da mille malanni, i suoi parenti ne hanno disgusto; inadatto a qualsiasi lavoro, lo hanno abbandonato come si fa con un'arnese rotto. Egli si trascina di luogo in luogo ad elemosinare il suo sostentamento, senz'altro appoggio che il suo bastone. “ C'è ne sono molti come lui ?” domandò il principe. A questa domanda il cocchiere rispose: ” Tutti, o nobile signore, siamo condannati alla vecchiaia. In tutti la giovinezza è vinta dalla vecchiaia; vostro padre, la vostra sposa, i vostri amici diverranno vecchi così” “ Ahimè “ esclamò il principe “ l'uomo vive inebriato dalla giovinezza, inconsapevole della vecchiaia che lo aspetta per porgergli il conto degli anni spensierati della giovinezza”. Con il cuore sopraffatto dalla tristezza fece ritorno al palazzo che ormai aveva perso ogni attrattiva ai suoi occhi, preso com'era dal ricordo dell'incontro di prima. Ripeteva tra sé “ A cosa mi serve la gioia e il piacere, se io sono la futura dimora della vecchiaia?” Qualche tempo dopo ebbe ancora voglia di uscire fuori dal palazzo. Seguito dalla sua imponente scorta e il suo fedele cocchiere alla guida del carro si diresse verso la porta sud della città; sul cammino scorge un uomo ancora giovane, affetto da una serie di mali che poco a poco stavano distruggendo il suo corpo, la febbre consumava il suo povero corpo ricoperte di piaghe repellenti, e nei suoi occhi si leggeva tutto il terrore dell'approssimarsi della morte, tanto che anche la sua famiglia lo aveva abbandonato. A quella vista un nuovo dolore invase l'animo del giovane Siddhartha, al pensiero della fragilità della gioventù che può essere distrutta così facilmente dalle malattie. “ Quale uomo saggio, si domandò, potrà mai godere con animo sereno le gioie e i piaceri di questo mondo, se il male esiste da ogni lato mentre il dolore ci incalza ad ogni istante?” Dopo questi incontri, sconvolgenti per il giovane principe che ignorava l'essenza del dolore e della sofferenza, un altro incontro fu cagione di ulteriore tristezza. In un'altra delle sue passeggiate, uscendo dalla porta ovest vide, disteso in una bara vide un uomo morto. Intorno a lui i parenti in lacrime piangevano, si percuotevano il petto mentre si cospargevano la testa della polvere della strada. Fu allora che per la prima volta lo colse il pensiero della morte, pensando che ogni uomo nasce per morire: Considerando a quanto sia breve l'esistenza della natura umana, che scorre nel desiderio di raggiungere una felicità inarrivabile, e dalla lotta con le miserie dell'esistenza, maledisse la gioventù, che è distrutta troppo velocemente dalla vecchiaia, la salute, corteggiata da una serie infinita di malattie e la vita che conduce inevitabilmente alla morte. Ormai tutto quello che aveva rallegrato la sua vita non bastava più a sollevare il suo cuore dalla sofferenza provocata da quegli incontri. “ Quanto è grande nel mondo l'infelicità, pensava: le malattie e la vecchiaia privano l'uomo dei pochi beni che la natura gli ha concesso, distruggendo a poco a poco i sensi, le forze, il corpo; lo divorano e lo conducono alla morte.... la vita è come un lampo..... l'essere più caro, il più amato dovrà un giorno scomparire per sempre: come una foglia trascinata via dalla corrente, appare per un attimo ai nostri occhi per poi scomparire per sempre”. Il re, suo padre, vedendolo sempre più afflitto, fece in modo di soddisfare ogni suo desiderio, ma il principe gli diceva :” io ho solo quattro desideri, godere di una giovinezza imperitura e di una vita non insidiata dalla malattia, vincere sulla morte e gioire di una felicità costante. Le vostre ricchezze possono fare tutto questo? “ Fu così che nel suo cuore cominciò a farsi strada un nuovo sentimento, un sentimento fatto di pietà e di compassione per tutto il genere umano, privo di una guida e di ogni conforto, circondato da un'infelicità senza via d'uscita. Oltre a questi tre incontri decisivi per la sua vita, in altri racconti si parla anche di un quarto incontro, quello con un religioso che andava mendicando per le strade cittadine. La vista di quell'uomo, Bikku,vestito di un abito di tela grezza di colore rossastro, il cui viso risplendeva di una luce che solo la serenità può dare, che era riuscito ad avere il dominio sui sensi e sulle umane passioni, ottenendo la liberazione dai mali dell'esistenza, fece nascere nel principe l'idea di abbandonare il mondo e fare la “ Grande Rinuncia “, maturando dentro di sé l'idea di doversi adoperare per salvare l'uomo dal dolore che è parte integrante dell'esistenza, per condurlo in uno stato di benessere dove non ci fossero turbative causate dal desiderio e dalla paura della sofferenza. Per raggiungere questo obbiettivo che si era prefissato era necessario ritirarsi in perfetta solitudine a meditare per conoscere sé stesso e il modo di condurre l'uomo sulla via della salvezza. Mentre la sua mente concepiva questa risoluzione, all'età di ventinove anni divenne padre. Yasodhara mise al mondo il loro primo figlio. Il re Suddodhana, quasi impazziva dalla gioia, la nascita di un figlio avrebbe fatto desistere il principe dai suoi intenti religiosi. Mandò i suoi messaggeri ad annunciare la nascita del figlioletto, e Siddhartha col cuore colmo di gioia esclamò “ Rahula-yato” intendendo con questo la nascita di una nuova vita da amare, fu così che il neonato fu chiamato Rahula. La nascita del figlioletto lo aveva posto comunque di fronte ad un dilemma, era meglio sacrificare l'amore della famiglia o quello per l'intera umanità. La missione che egli voleva compiere era importante e nobile e prevalse infine sull'amore per la famiglia. Dopo aver cercato invano di ottenere il consenso paterno, decise di fuggire dalla corte e abbandonare la città di Kapilavastu. Con l'aiuto del suo fedele servitore Chandaka, in sella al suo cavallo bianco Kantakanam andò incontro alla sua nuova esistenza. Prima di abbandonare la reggia volle rivedere il suo piccolo figlioletto. Andò negli appartamenti di Yasodhara che trovò profondamente addormentata in un letto circondato da gelsomini, con il bambino che dormiva sul suo petto. Siddhartha avrebbe voluto abbracciare Rahula per l'ultima volta ma temendo di svegliare Yasodhara che avrebbe cercato di farlo desistere dal suo proposito, rinunciò rimanendo immobile sulla soglia; poi con uno sforzo che avrebbe potuto spostare la più grande montagna della terra si allontanò senza voltarsi indietro. “ Se l'amore di padre mi fosse d'impedimento nell'acquisto della scienza sublime che io ricerco, chi salverà gli uomini dai dolori dell'esistenza?”.Giunto a questa conclusione, Siddhartha all'età di ventinove anni, la stessa età di Yasodhara si ritirò dal mondo.

 

La partenza di Buddha

 

 

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