Medicina

Storia della Medicina dell'antico Egitto

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Scritto da Miralba

Tempio di Edfu


Per molti secoli tutte le conoscenze sulla storia Egizia sono derivate dai racconti dei Greci e dei Romani con l'aggiunta dei racconti biblici del popolo Ebraico. Diodoro Siculo raccontava di genti provenienti dall'Asia Meridionale, le quali partendo dai confini occidentali sopra il Mar Rosso estesero il loro dominio dall'Etiopia fino all'Egitto. Le dinastie Tebane, portarono l'Egitto ad un avanzato grado di civilizzazione che già dai tempi di Ciro fecero dell'Egitto uno tre pilastri della civiltà orientale assieme all'India dei Veda e alla Cina dell'I Ching. Tutti gli scritti su stele e papiri erano in caratteri geroglifici o in scrittura demotica e ieratica. Nonostante gli studi intensi degli studiosi dell'epoca,la decodificazione della scrittura Egizia si prestò solo ad ipotesi speculative. Finché nel 1799 un soldato francese, Bouchard trovò casualmente nel forte Julien, vicino a Rosetta ( Rashid ), una stele di basalto ora conservata a Londra nel British Museum, scritta in caratteri geroglifici, demotici e greci.

 

 

Stele di Rosetta

 

 

Questa stele, voluta dai sacerdoti di Menfi per celebrare le virtù e le opere di Tolomeo V Epifane, fu oggetto di studio per lunghi anni; finalmente si apriva la cortina di nubi che aveva avvolto per secoli la storia degli Egiziani. Nel 1822, Jean Francois Champollion ( Figeac 1790–1832 ) riuscì a decodificare i primi 11 geroglifici ritrovati su un obelisco, prima di dedicarsi completamente alla stele di Rosetta, riuscendo a decodificarla, interpretarla e a scrivere una grammatica e un dizionario egizio che furono pubblicati dopo la sua morte. Il frutto del lavoro di Champollion e altri egittologi del calibro di Akerbald e Thomas Young, hanno definitivamente chiarito il mistero della scrittura Egizia; i geroglifici si avvicinano a quelli che sono i nostri caratteri di stampa, la scrittura ieratica è una forma corsiva dei geroglifici, impiegata dai sacerdoti per la loro corrispondenza, mentre la scrittura demotica, è una forma di scrittura popolare.

 

Jean Francois Champollion

 

Gli Egizi erano politeisti, le loro divinità erano rappresentative delle forze della natura. Osiride era il Sole calante, era il dio della rinascita, il simbolo della fertilità e della rigenerazione del Nilo, era il Dio della vegetazione e dell'agricoltura, era il simbolo della vita e della morte,presidente del tribunale del giudizio dei morti. Si identificava con il ciclo delle stagioni, ma anche con il Sole che riportava la vita sulle sterili terre, il Sole sorgeva, si innalzava e tramontava, allo stesso modo il Nilo, raccoglieva le acque, cresceva, esondava e si ritirava, arricchendo la terra del fertile limo. Era colui che morto da uomo comune rinasce a nuova vita come divinità immortale. Il fratello malvagio Seth lo uccide sezionando il corpo in quattordici pezzi che poi disperde per tutto l'Egitto. La sua sposa e sorella Iside ne ricompone il corpo e con l'aiuto di Anubis preserva il corpo con la mummificazione per insufflargli poi lo spirito vitale che lo riporterà in vita. Iside, moglie di Osiride e madre di Horus era il simbolo della natura, della fertilità e della Terra, Erodoto crede di identificarla con la divinità greca Demetra, mentre per i fenici,rappresentava anche l'elemento dell'umidità. Horus era il figlio di Iside e di Osiride, dio del cielo della luce e della bontà, rappresentava il calore benefico. Vendicò la morte del padre Osiride, ucciso da suo zio Seth, dio dell'oscurità e del male, identificato anche come Tifone. Era il vento ardente del deserto, distruttore delle coltivazioni e portatore di grandi morbi, perennemente in lotta con Iside, vista come divinità benefica e dea della salute, colei che aveva risvegliato Osiride. La vittoria di Iside su Seth era celebrata dai sacerdoti con grandi fasti.

A causa del clima caldo umido, il popolo egiziano era colpito da malattie spesso a carattere epidemico, di qui la necessità di affidare alla casta sacerdotale gli aspetti igenici e medici della popolazione, con lo scopo di preservare la città da gravi epidemie, facendo della medicina uno dei pilastri fondamentali delle scienze. Il primo libro di medicina di cui si hanno notizie è il libro “ Embre o scientia causalitatis “ attribuito al primo re Thot, identificato come l'emissario di Osiride, conteneva le prime regole mediche ed igieniche, regole che i sacerdoti trascrivevano sulle colonne dei templi. I sacerdoti erano dunque i primi medici dell'Egitto,alle loro regole igieniche e dietetiche dovevano assoggettarsi tutti, compresi i Re. La medicina era un corpo unico con il culto e le leggi sacerdotali, e la sua centralità era proprio all'interno dei templi; templi sacri a Iside erano sparsi su tutto il territorio dell'Egitto in particolare a Menfi a Panopoli e a Heliopolis, dove la medicina era ampiamente praticata e suggeriva agli stranieri l'idea che gli egizi fossero tutti un po' medici. La storia egizia ci ha consegnato una medicina a carattere completamente ieratica, praticata nei templi da sacerdoti medici. Ricevimento degli ammalati all'interno dei templi, memorie delle osservazioni delle malattie, terapie impiegate e testimonianze di avvenuta guarigione, il tutto scritto sulle colonne dei templi stessi. I templi sacri a Iside erano profumati con resine al mattino, con mirra al pomeriggio e alla sera i profumi erano ottenuti dalla mescolanza di sedici ingredienti diversi, la cui formulazione aveva lo scopo di esaltare gli aspetti mistici del luogo. Qui gli ammalati venivano posti sotto le cure dei sacerdoti, i quali consultavano gli oracoli e interpretavano i sogni avuti dal malato durante la pratica dell'incubazione.

Lo studio e le cure delle malattie descritte sulle colonne dei templi, in seguito furono raccolte nel codice “Embre”, conservato dai sacerdoti nel tempio di Thot, primo codice scritto della medicina egiziana. Questo codice conteneva le regole scritte a cui i medici dovevano attenersi scrupolosamente. Solo la stretta osservazione delle regole codificate, esonerava il medico dalla responsabilità in caso di morte del paziente. Le regole riportate in questo codice, secondo quanto riferisce Diodoro Siculo erano destinate ai medici itineranti che esercitavano la loro professione nelle varie città. Questo lascia supporre l'esistenza anche di una forma demotica della medicina, ciascun medico aveva la sua specializzazione, così esistevano i medici che curavano solo le malattie degli occhi, quelli che riducevano fratture e lussazioni, medici dentisti, medici delle malattie del basso ventre e via dicendo.

La classe sacerdotale in base al grado di importanza era divisa in: Profeti, Ierostolisti, Ierogrammatici, Orologhi, Pastofori e Neocori. La Medicina intesa come scienza, comprensiva delle regole igieniche, della fisiologia e dello studio delle malattie, rientrava nelle competenze dei Profeti, custodi anche dell'Astronomia, Filosofia e Legislazione. La Medicina, intesa come arte terapeutica e chirurgica era competenza dei sacerdoti Pastofori, i quali insieme ai Neocori, i custodi dei templi, costituivano una seconda classe sacerdotale. I riti dell'imbalsamazione, erano di competenza di una terza classe di sacerdoti,classe subordinata a quella dei Pastofori, e formata dai Paraschisti,Colchyti e Taricheuti, i quali esercitavano le loro funzioni in aree appartate del tempio, chiamate Necrie. In seguito fu inevitabile il passaggio dalla medicina ieratica a quella demotica,medici e ostetriche si sparsero per tutto il territorio, dove esercitavano la loro professione, venendo remunerati direttamente dai malati, a differenza dei sacerdoti, che traevano la loro fonte di sostentamento dalle rendite statali e dalle tasse d'imbalsamazione.

La suddivisione della professione medica in varie specializzazioni, rappresentava il tentativo dei sacerdoti di poter avere comunque una forma di controllo sui medici. Con il ritrovamento e la decifrazione di alcuni importanti papiri, si è riusciti a comprendere il passaggio della medicina dalla forma ieratica a quella demotica.

Il tempio di Serapide a Menfi, chiamato il Serapeo, così come quello di Mnemone,chiamato il Mnemonio, erano stati edificati, con un vastissimo recinto e con l'ipogeo. Il collegio dei medici sacerdoti, officiava in base alla classe di appartenenza sia nel tempio che all'interno del recinto. Le celebrazioni delle funzioni sacre, l'esercizio della medicina e le pratiche legate alla morte erano tante da far sentire il bisogno di ricorrere alla cooperazione di persone non strettamente vincolate al sacerdozio. Nacque così il fenomeno della Ierodulia. Gli Ieroduli erano persone che per libera scelta si assoggettavano alle regole della clausura, venivano distinti in Servi e Oblati; i primi potevano riscattarsi con i proventi del loro lavoro o perché qualche ricco mecenate, desideroso di avere un medico nella propria casa, si offriva di pagare il prezzo della libertà. Gli Oblati erano dei devoti che si offrivano direttamente al culto della divinità, oppure entravano nel tempio per istruirsi nelle sacre lettere o nella medicina, in cambio si dedicavano alle cure dei malati, alla cura del tempio e soprattutto assistendo i Pastofori durante le loro funzioni. Tracce di questa pratica sono nel papiro XIX di Londra, interpretato da Forshall, nel quale si narra la storia di un oblato di Menfi che entra nel Serapeo per istruirsi nelle Lettere. Il papiro Vaticano B7 parla del medico Archebi, oblato nel Serapeo che aveva oltraggiato il medico oblato Tolomeo. All'interno dei templi sacri oltre agli Ieroduli vi erano anche le Ierodule dette Didime le quali esercitavano la pratica dell'ostetricia;nel libro dell'Esodo, si fa riferimento a questo, in relazione alla pronta risposta che un gruppo di ostetriche ebree diedero al faraone che chiedeva loro di sopprimere i nati maschi delle donne ebree “...... le vostre donne Egizie non sanno partorire senza le ostetriche, le nostre donne Ebree, più forti e vivaci nello spirito, quando arriviamo noi, hanno già partorito...” Vi erano anche degli Ieroduli consacrati al Dio Api, i quali curavano gli animali sacri e procedevano al rito dell'imbalsamazione. Dalla schiera degli Ieroduli, medici, ostetriche e veterinari che esercitavano nelle varie città, si è cercato di ravvisare la nascita della medicina demotica in Egitto.

La rigida osservanza delle norme d'igiene, fatte osservare con rigore dalla classe dei sacerdoti, e soprattutto le ricche opere di canalizzazione delle acque avevano fatto dell'Egitto un posto sicuro, al riparo dai grandi flagelli del passato. La peste al tempo di Erodoto era pressoché sconosciuta, l'educazione alimentare che proibiva il consumo di carni di maiale e di alcuni tipi di pesce, la proibizione di bere bevande alcoliche diverse dalla birra, preservava la popolazione dalle varie forme di parassitosi intestinale, malattie tipiche dei paesi caldi e degli ambienti potomiali. A queste severe regole igieniche doveva sottostare anche il re, a Tebe è stata ritrovata un'epigrafe contenenti invettive contro il re Manetone, reo di essere caduto nelle intemperanze alimentari, trasgredendo le regole che imponevano un'assoluta sobrietà alimentare. A tale proposito si racconta dell'abitudine di ostentare, nelle sale conviviali dei ricchi, una mummia, il cui scopo era di invitarli a non cadere vittime degli eccessi.

La pratica della mummificazione, iniziata già al tempo della seconda dinastia ( 3000 anni a.C. circa ), probabilmente fu dettata in origine dalla necessità di preservare i corpi dalla putrefazione favorita dal clima caldo umido. Con l'affermarsi del culto di Osiride, colui che era stato risvegliato alla vita dopo la morte e la credenza religiosa dell'immortalità dell'anima che doveva ricongiungersi con il corpo,si diffuse la pratica dell'imbalsamazione. Tutti gli esseri umani, secondo gli antichi egizi,possedevano una forza spirituale, una forza vitale e un corpo. Con la morte si rompeva l'equilibrio tra queste tre forze. Per rinascere in una dimensione dove la gioventù era eterna, occorreva che la forza vitale e la forza spirituale si ricongiungessero al suo corpo. Attraverso la conservazione delle spoglie mortali l'anima restava assieme al cadavere per poter continuare anche nell'oltretomba a godere dei fini piaceri della vita terrena. La sepoltura in una tomba monumentale, doveva impressionare le divinità ultraterrene, garantendo l'immortalità al defunto. Quando moriva una personalità importante, secondo la citazione di Howard Carter, le donne e gli uomini della casa si coprivano il viso e il corpo con la terra; emettendo lamenti uscivano per le strade percuotendosi il petto, altri congiunti si univano al mesto corteo. Dopo questo cerimoniale,accompagnavano il defunto all'ipogeo del tempio per l'imbalsamazione. Qui uno Ierodulo avvisava il collegio dei Colchyti, dei Taricheuti e dei Parachisti, i quali offrivano alle famiglie la possibilità di scegliere tra tre forme d'imbalsamazione. Il primo metodo era il più dispendioso, segreto il suo nome; Atenagora nel suo commento ad Erodoto ritiene che questo mistero sia legato all'imbalsamazione effettuata da Iside sul cadavere di Osiride, ucciso dal malvagio Seth. Il secondo era un lavoro meno pregiato e infine il terzo era destinato alla gente del popolo. I parenti sceglievano il tipo di imbalsamazione più adeguata, ricordando tuttavia quanto detto sopra, a proposito di preservare il corpo per raggiungere l'immortalità e continuare a godere anche nella vita ultraterrena. Gli Ieroduli introducevano il cadavere nella Necria, dove i Paraschisti o medici incisori, coadiuvati dai Taricheuty o Salitores, questi ultimi col compito di spargere resine e sali sul cadavere, iniziavano l'operazione. Diodoro Siculo aggiunge al racconto di Erodoto che era un sacerdote di classe superiore che sceglieva personalmente la linea di incisione. Secondo la religione Egizia, nel toccare un cadavere, si contraeva l'impurità. Trascorsi settanta giorni dall'imbalsamazione, il cadavere tornava puro e poteva essere riconsegnato alle famiglie. Il Paraschista iniziava l'operazione asportando in primo luogo il cervello con un ferro adunco attraverso le cavità nasali, mentre il Taricheuta riempiva le cavità con sostanze aromatiche e farmaci, successivamente il Paraschista iniziava ad aprire l'addome per estrarne le viscere che venivano conservate nelle urne canopiche. Erano questi dei recipienti chiusi, fatti di materiali vari, generalmente legno o alabastro, i cui tappi di chiusura rappresentavano una testa umana,una di babbuino, una di sciacallo e una di falcone. Ognuno di questi vasi era identificato con le divinità chiamate figli di Horus. Imreti era la divinità dalla testa umana e proteggeva il fegato, Hapi era la divinità dalla testa di babbuino, con il compito di proteggere il polmone,Duamutef era rappresentato con la testa di sciacallo e proteggeva lo stomaco, Kebehsenuef era la divinità falcone e proteggeva l'intestino. Le quattro urne venivano disposte nel sepolcro seguendo la disposizione dei punti cardinali, ciascuno posto sotto la tutela di una divinità. L'urna raffigurante Imreti si disponeva al Sud, punto cardinale governato da Iside, L'urna di Hapi si disponeva a Nord, punto cardinale associato a Neftis,Le urne di Duamutef e Kebehsenuef si disponevano a Est e Ovest, i punti cardinali governati rispettivamente da Neit e SerKet.

 

Vasi canopi

 

Il Taricheuta lavava l'interno dell'addome con vino di palma e lo riempiva con resine profumate, mirra e cassia. Secondo Erodoto, i lembi d'incisione venivano ricomposti con suture, tuttavia nelle mummie ritrovate sembra non ci sia traccia di questa operazione. Al termine dell'operazione d'incisione, il Taricheuta aspergeva il corpo con carbonato di calcio,( una sostanza fortemente igroscopica e perciò disidratante ) per un periodo di settanta giorni, trascorsi i quali, rilavava il corpo e lo riconsegnava ai Colchity. Terminata la parte sanitaria del rito dell'imbalsamazione, il cui fine ultimo era quello di preservare il cadavere dai fenomeni autolitici post mortali ( distruzione enzimatica ) e dalla putrefazione (distruzione batterica dei tessuti), iniziava la parte religiosa del rito. Il Taricheuta consegnava ai Colchity il cadavere imbalsamato. I Colchity avevano il compito di ricoprire con una sorta di gomma il cadavere e di avvolgerlo nelle sacre bende. Il bendaggio procedeva alternando le bende in senso parallelo oppure incrociato, inserendo all'interno simboli religiosi come lo scarabeo sacro che sostituiva il cuore, immagini di divinità e dei globi di vetro che determinavano la forma quadrata del pettorale della mummia. Il cadavere veniva riconsegnato alla famiglia che nel frattempo aveva fatto costruire il sarcofago in legno di sicomoro o di gelso,ma per le famiglie più benestanti veniva impiegato anche il legno di tasso, un tipo di legname considerato incorruttibile( siccome il tasso è un albero che non cresce in Egitto, il ritrovamento nelle tombe ha avallato l'ipotesi di fitte relazioni commerciali tra l'Egitto e l'Asia minore ) verniciato con resine e inciso con geroglifici. Trascorso il tempo di permanenza presso la famiglia, veniva riconsegnato ai Colchity per il seppellimento nel monumento di famiglia.

Gli altri modi di imbalsamazione, consistevano o nell'iniettare nell'intestino della resina fluida di cedro e cospargere il corpo di carbonato di calcio oppure quello più economico che consisteva nel cospargere il corpo di sali senza l'ausilio della resina.

Il rituale dell'imbalsamazione veniva praticato anche sugli animali.

La parola mummia ha vari significati, Abd el Latif, un mercante arabo del XII sec. fa risalire l'origine del nome, alla parola araba mumiya o mumiyai che significa pece cioè l'essudato naturale di una formazione rocciosa che si trovava a Derabgerd in Persia. Il viaggiatore arabo definiva mummia quindi un miscuglio di pece e mirra. Nel Medioevo la mummia veniva utilizzata come terapia per le fratture e la cura delle ferite. Il nome fuorviante generò la falsa credenza che il rimedio fosse ricavato proprio dalle mummie imbalsamate. Oggi quando parliamo di mummie, la mente va con il pensiero alle mummie imbalsamate dell'antico Egitto. Per molto tempo si è mantenuta la distinzione tra mummificazione naturale e artificiale. La prima si riferiva a quei corpi che rimanevano conservati senza putrefarsi, grazie a particolari condizioni climatiche favorevoli, un esempio tra i tanti sono le oltre duemila mummie perfettamente conservato nelle catacombe del Convento dei Padri Cappuccini a Palermo. In questo caso, come nel caso del sotterraneo del Duomo di Brema,era la porosità della pietra calcarea della cripta, unita ad una temperatura particolarmente fresca che favoriva l'essiccazione del corpo preservandolo dalla putrefazione, la tecnica di conservazione consisteva nel far colare lentamente i fluidi corporei in modo da raggiungere l'essiccazione senza la decomposizione del corpo. Un cenno a parte riguarda la conservazione della bambina Rosalia, la cui miracolosa conservazione è frutto di una tecnica mista, opera dell'imbalsamatore Salafia. La seconda era quella tecnica in base alla quale il corpo veniva trattato con sostanze disidratanti ed essiccanti e ricoperte successivamente con resine, gomme o mirra. Allo stato attuale questa linea di separazione non è poi così netta, infatti nella conservazione delle mummie egizie, oltre alla perizia dei maestri imbalsamatori, entravano in gioco anche il clima arido del deserto e l'assenza di germi nella sabbia e nell'aria.

La storia della medicina Egizia, sia nella forma ieratica che domotica, è intimamente collegata alla figura leggendaria di Imhotep. Quella stessa figura che fece dire a Osler...... è la prima figura di medico emersa dalla nebbia dell'antichità. Gran Visir del re Djoser ( 3° dinastia, 2980 a.C ), ricoprì importanti incarichi nel campo dell'amministrazione della giustizia, del tesoro, dell'esercito e della flotta. Fu il responsabile dell'agricoltura e dell'ordine interno dell'Egitto. Tradizioni successive lo indicano anche come sacerdote, astronomo, mago, uomo dalle conoscenze infinite, ma anche medico personale del re e della sua corte nonché responsabile della salute del popolo. A lui è attribuita la costruzione della piramide a gradini di Saqqarah, primo esempio della grandiosità dei monumenti sepolcrali egizi, interamente realizzati in pietra. In merito alla realizzazione del primo tempio di Edfu rimangono ancora parecchi dubbi da sciogliere.

Imhotep

L'attribuzione a Imhotep di “ padre della medicina egizia “, deve necessariamente essere seguita da un'osservazione; diversamente da Ippocrate, di Imhotep non ci sono rimasti scritti di medicina, né suoi, né degli allievi della sua scuola. Considerato dapprima come un semidio, in seguito fu elevato al rango di divinità della medicina. Nonostante sappiamo che era figlio dell'architetto di corte Kanofer, gli venne attribuito come padre il dio Ptah, la divinità di Menfi, entrando di diritto nella triade divina di Menfi, costituita da Ptah, Sekhmet e Imhotep. Da Menfi il culto di Imhotep si affermò anche nel basso Egitto, dove veniva adorato come dio della medicina, finché i greci finirono per identificarlo con il loro dio Asclepio.

I malati affluivano nel tempio, dove venivano posti sotto le cure dei sacerdoti; esercitando complicati cerimoniali curavano i malati, spesso ricorrendo alla pratica dell'incubazione nel tempio, ossia il rito di passare la notte nel tempio. Durante la notte Imhotep appariva in sogno per suggerire la cura adeguata. Il sonno nel tempio o incubazione divenne parte integrante del culto di Imhotep, rito passato poi alla venerazione del culto di Asclepio;

le fonti più importanti delle nostre conoscenze sulla medicina egizia le abbiamo ricavate dagli scritti di Erodoto ( Alicarnasso 484 a.C. - Atene 425 a. C. ) e dello storico egizio Manetone da Sebennito (300 a.C. ). Le fonti egiziane secondo autorevoli studiosi, come lo storico J. H. Breasted, devono essere valutate con molta prudenza. L'opera di Manetone, il sommo sacerdote del dio del sole Ra di Heliopolis, visse in Grecia ai tempi dei primi re tolomaici. Il suo nome è passato alla storia per aver scritto in lingua greca la storia dell'Egitto, dall'origine fino ai suoi tempi:

Fatti memorabili dell'Egitto”. L'opera è giunta a noi in stato frammentario, ci è nota per i resoconti di Flavio Giuseppe, Sesto Giulio Africano ed Eusebio da Cesarea; alcune parti fondamentali, appaiano omesse deliberatamente,altre sono lacunose,ma nonostante le inevitabili critiche che gli sono state mosse, è rimasto il punto di riferimento degli archeologi del passato, i quali hanno accettato la sua successione dei faraoni in trenta dinastie. Ogni critica cade tuttavia di fronte all'evidenza della scarsità delle fonti a cui attingere; Manetone ebbe a disposizione solo fonti tradizionali orali oltre che racconti di miti e leggende. Se quanto detto sopra, vale per le fonti storiche tradizionali, per la storia della medicina il materiale è abbondante, grazie al ritrovamento negli scavi di numerosi papiri, alcuni trattando esclusivamente di medicina sono chiamati di diritto “ papiri medici “. Le fonti mediche più note sono: il papiro Edwin Smith, il papiro Ebers, il papiro di Londra, il papiro Hearst, il papiro di Berlino e il papiro Kahun. Il papiro Hearst, rinvenuto a Der-el-Ballas durante la spedizione Hearst è un formulario per il medico pratico. Scritto in caratteri ieratici, si compone di diciotto pagine che trattano delle patologie del sangue, dell'apparato urinario e dei morsi degli animali. Il papiro Kahun, ritrovato a Kahun nel 1889 é scritto in caratteri ieratici; tratta di matematica e ostetricia. Oltre a trattare sugli argomenti del parto, come ad esempio la presentazione podalica del nascituro, si occupa anche dei trattamenti anticoncezionali effettuati tramite l'introduzione in vagina di un suppustorio confezionato con una serie di ingredienti la cui efficacia anticoncezionale è fortemente discutibile, essendo formulato con escrementi di coccodrillo, miele e carbonato di calcio. Il papiro di Londra pur trattando di medicina, contiene anche formule per gli incantesimi.

Incantesimi che sono contenuti anche in altri papiri medici. Un'interpretazione sommaria può tuttavia essere fuorviante perché con la parola incantesimo, si tende istintivamente a ravvisare la necessità di affidare l'esercizio della professione medica ad una qualche entità soprannaturale, per esorcizzare spiriti e demoni responsabili della malattia oppure a far ricorso a filtri e pozioni magiche. La moderna egittologia preferisce il termine orazione, termine che non si discosta molto dall'usanza dei medici della cristianità che invocavano il Signore affinché li guidasse nella loro opera di assistenza e cura degli infermi.

Il papiro Edwin Smith è il più grande trattato di medicina giunto a noi dall'antichità. Acquistato a Tebe nel 1862, da Edwin Smith,un archeologo che viveva a Luxor. Pur avendone intuito lo straordinario valore scientifico e storico non volle pubblicarlo. E' considerato il più antico testo di medicina conosciuto fino ai giorni nostri. Il papiro risale al 17° sec. a.C. ma James Henry Breasted che si occupò della sua traduzione,dopo la morte di Edwin Smith, per conto della New York Historical Society, lo ritiene di epoca più antica, si suppone basato su un testo scritto nel 3000 a.C. come testimoniano la grammatica e il notevole ricorso a vocaboli arcaici che ricorrono nei commenti degli scribi. E' sostanzialmente un trattato chirurgico; c'è la descrizione di almeno quaranta tipologie di ferite di guerra, per ognuna di esse compare il trattamento e la prognosi. Per un caso di essi la cura è apparentemente solo magica. In questo papiro viene descritto per la prima volta il cervello con le sue membrane ( meningi ) e le sue circonvoluzioni. Prima del ritrovamento di questo papiro, i primi studi sul cervello erano stati attribuiti ad Alcmeone ( 500 a.C.) il quale aveva identificato nel cervello la sede delle percezioni sensoriali, ma Alcmeone era vissuto 1000 anni dopo la scrittura di questo papiro.

 

Papiro medico Edwin Smith

 

 

Gli autori di questo papiro (almeno tre), riconobbero come causa di paraplegia, una lesione del cervello con l'acuta osservazione che il modo in cui si manifesta è diverso a seconda dell'area colpita. Osservando i condannati alla pena di morte per impiccagione, associarono l'emissione spontanea di liquido spermatico con la frattura delle vertebre cervicali e con la compressione della giugulare. Per la prima volta si parla di sutura per le ferite chirurgiche, mentre per la riduzione delle fratture usavano bende impregnate di gesso o di gomma. Per la cura delle ferite infette viene descritto l'impiego di decotto di salice e di una soluzione cupro-sodica, usata come astringente. Per sconfiggere la peste si fa ricorso alla magia, tuttavia la causa della peste che gli autori attribuiscono al vento ( il dio Tifone ), agli asini, alle mosce, alle oche, non è altro che una primitiva interpretazione della malattia trasmessa da insetti vettori. Molti secoli dopo questa osservazione si rivelerà essere quella giusta, essendo causata da un batterio Gram negativo, la Yiersinia pestis trasmessa all'uomo dai ratti, dagli scoiattoli e dalle pulci.

Il papiro Ebers è un documento medico; diversamente dal papiro Edwin Smith che è considerato da molti un trattato di chirurgia.

Scritto anch'esso in caratteri ieratici, porta il nome di Georg Ebers. che lo acquistò in Egitto nel 1873; Ebers fu un valente egittologo, biografo di Richard Lepsius da lui considerato il padre dell'egittologia moderna. Il nome di Ebers è anche ricordato per essere stato il primo autore di romanzi storici ambientati nell'Egitto dei Faraoni. “Uarda”, “Una principessa egiziana”,”Cleopatra”,sono i titoli di alcuni dei suoi romanzi di maggior successo, romanzi che ebbero il pregio di far avvicinare la gente comune all'egittologia, scienza riservata fino ad allora solo agli studiosi e ai pochi addetti ai lavori.

Scritto probabilmente nel XVI sec. a.C. è indicato dallo scriba come una compilazione. Si tratta in effetti di una raccolta di varie prescrizioni mediche per la cura delle malattie e dei sintomi.

L'esercizio della medicina era affidato a tre categorie di guaritori: medici, chirurghi e stregoni. I medici curavano il malato con la somministrazione di rimedi, i secondi si occupavano della cura di ferite e fratture, mentre gli stregoni,riconoscendo i demoni, come causa delle malattie,curavano i malati con incantesimi, esorcismi, formule magiche e talismani. La parte anatomica descritta nel papiro Ebers, non si discosta molto da quella descritta nel papiro Edwin Smith:

....il principio del segreto del medico è la conoscenza dei movimenti del cuore e la conoscenza del cuore....”

Ogni medico, chirurgo o stregone, prima di iniziare a curare l'ammalato, recitava la sua parte di orazioni. Nel papiro Ebers, sono raccolte le orazioni da recitare prima di applicare un rimedio; per ogni organo o membro del corpo è riportata un'orazione diversa, altre orazioni venivano recitate quando si rimuoveva una fasciatura oppure si somministrava una medicina per bocca.

Papiro medico EbersIl cuore era considerato l'organo più importante, tutti i vasi sanguigni si dirigevano verso il cuore e il cuore parlava agli organi e alle membra tramite i vasi. Poggiando le mani sulle braccia, dietro la testa o sullo stomaco, traevano indicazioni sulle condizioni del cuore. Ampio spazio è lasciato alla descrizione e applicazione dei rimedi. I rimedi da applicare sotto forma di unguenti erano veicolate attraverso sostanze grasse, i rimedi per i disturbi femminili consistevano in lavande e semicupi, quelli per gli occhi e per le orecchie erano sotto forma di gocce mentre i rimedi per le malattie polmonari consistevano in fumigazioni, i disturbi dell'ano e del retto venivano curati con applicazioni locali, clisteri e supposte. Le malattie parassitarie erano sicuramente tra quelle più comuni, infestazioni da Nematodi (Ascaridi,Ancylostoma, Ossiuri e la temibile Filaria, responsabile dell'elefantiasi egiziana), Trematodi (Schistosoma, responsabile della bilarziosi) e Cestodi ( Tenie ) venivano curate con molti rimedi, i più comuni erano a base di trementina, radice di melograno, rimedio questo riproposto mille anni dopo da Pedanio Dioscoride (Anazarba, I sec. d.C ) nel suo trattato medico-farmacologico “ De materia medica “ e giusquiamo in polvere. Sono descritte molte malattie,è riconoscibile la descrizione dell'angina pectoris da un passo che dice: “.... se esamini un uomo per malattia del cuore, egli si lamenta per dolore al braccio,al petto e ad una parte del cuore....”, sicuramente era conosciuto il diabete, perché è indicato il rimedio per ridurre l'eccessiva quantità di urina, ricordando che la poliuria è uno dei sintomi principali della malattia diabetica. Alle malattie degli occhi era dedicato un ampio spazio, sicuramente erano note malattie come il tracoma causate dalla Clamydia, la cataratta, la cecità notturna. L'uso di sottolineare gli occhi con la riga nera, era sicuramente una misura profilattica, in quanto il pigmento nero che usavano per questo scopo, conteneva sali di antimonio, una sostanza minerale largamente usata per la cura delle infezioni oculari e per la protezione degli occhi dal forte riverbero solare. In questo papiro, è riservata una descrizione marginale della chirurgia, mentre si parla molto dell'odontoiatria. Gli egizi tuttavia,pur essendo considerati dai più, validissimi odontoiatri,non sono stati trovati riscontri abbastanza precisi su questo assunto; infatti sono state ritrovate moltissime mummie con ascessi profondi e penetranti senza traccia di estrazione del dente malato. Un ascesso dentario e il diabete sono stati con molta probabilità la causa della morte della donna faraone Hatshepsut, rinvenuto nella tomba KV20 nella Valle dei Re nel 1903 da Howard Carter. Comunque in molte iscrizioni geroglifiche si fa riferimento agli specialisti dei denti,a Gaza è stata ritrovata una sorta di primitiva protesi dentale.

 

La stele di Iry ( VI dinastia-2300 a.C.), ritrovata nel 1926, nei pressi della piramide di Cheope ci illustra la vita e le attribuzioni del più antico oftalmologo reale, Iry.

 

Stele di Iry

La pratica dell'imbalsamazione con la conseguente eviscerazione aveva dato il suo contributo alle conoscenze dell'anatomia. Come già ricordato riconoscevano il cervello come l'organo deputato al controllo delle facoltà motorie; era nota l'anatomia del cuore, considerato il centro del sistema vascolare, ricordando che nella pratica dell'imbalsamazione il cuore veniva estratto e sostituito con uno scarabeo di pietra. Per lo stesso motivo avevano ampie conoscenze dell'anatomia dei polmoni, dello stomaco, del fegato, della vescica, dell'utero, e che fossero in grado di comprendere le alterazioni funzionali di questi organi. Oltre alle misure profilattiche ampiamente adottate sotto il profilo igenico, aveva una grande importanza la pratica della circoncisione, il cui fine ultimo era quello di limitare il contagio dalla gonorrea, malattia venerea diffusissima in tutto l'oriente. L'ordine dei sacerdoti imponeva a tutti gli iniziati la circoncisione, pratica igienica che si diffuse in seguito anche tra la popolazione. Al raggiungimento del quattordicesimo anno d'età, i giovani e le giovani venivano circoncisi. Il modo di praticare la circoncisione ( infibulazione ) sulle giovani donne è descritto da Galeno nel suo “ De usu partu “, il papiro egizio n° XV, interpretato da Peyron conferma questa ipotesi. Dalla studio dei papiri medici, scaturisce l'idea di una medicina nel complesso abbastanza razionale, lasciando un margine di dubbio, circa l'attribuzione di conoscenze scientifiche dovute ad un'interpretazione dei papiri con le nostre conoscenze scientifiche attuali.

 

 

Pratica della circoncisioneLe loro conoscenze scientifiche, applicate alla medicina, raggiunsero il vertice attorno al 1600 a.C. periodo considerato l'età dell'oro della medicina egizia, periodo che degenerò in una palese forma di stregoneria durante l'età dell'impero (1580-1190 a.C.).

La medicina egizia, comunque la si voglia considerare, era destinata ad esercitare una grandissima influenza sulla medicina greca e di conseguenza sulla medicina dell'antichità.

 

 

 

 

 

 

 

 

Cardinale Angelo Mai
 
 
 

 

 

Descrizione di un papiro egizio di proprietà della Biblioteca Vaticana, secondo l'interpretazione di Jean Francois Champollion e traduzione e note del Cardinale Angelo Mai.  Per visualizzare il documento clicca

 

 

 

 

 

 

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Copyright 2011 Storia della Medicina dell'antico Egitto. Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported.
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