Poesia
Musica e Poesia nacquero gemelle
Nei regni della dolce Melodia;
Ma invece di restar buone sorelle
In santa pace e dolce compagnia,
Stanno tra loro come cani e gatti,
Passando ognor dalle parole ai fatti.
Ma la Musica ha preso troppo braccio,
Ella sola esser vuol donna e madonna,
E l'altra par che sia lo strofinaccio;
La Musica vuol far la gentildonna,
E l'altra dietro dietro pel cammino
Deve ire a farle da domenichino.
Questa è una vera società leonina,
E le parti son fatte con l'accetta;
Pei Cantanti ci è il latte di gallina,
Pei Poeti non casca una saetta;
Il Musico vuol far tutte le carte,
E non lascia al Poeta arte, né parte.
Ah dove andati son quei tempi egregi
Che in tanto prezzo avean gli alti cantori!
Alla splendida tavola dei Regi
S'assidevan gli Scaldi e i Trubadori;
Facean cessar lo strepito delle armi,
E spargean sugli eroi l'onor dei carmi.

Dalla bocca fatidica dei vati,
Dal suono degli altissimi concenti
Pendevano gli Augusti e i Mecenati;
D' aurea mediocrità lieti e contenti,
E in ozio molle, si alle Muse caro,
Sedevano in panciolle e Fiacco e Maro.
I dolci versi, i bei madrigaletti
D'Amore erano i lesti procaccini;
Le dame non ne fean dei diavoletti,
E non se ne servian per istoppini;
E quando un sonettino si era fatto,
Le belle non dicean: povero inatto.
Or non più le poetiche faville
Saprebbero infiammar spirto guerriero;
Non più Alessandro invidierebbe Achille
Perchè le lodi meritò d' Omero;
Ne per comprimer gli animi gagliardi
Sia necessario esterminare i Bardi.
Quando più in Campidoglio è coronato
Colui che può furare i nomi a morte?
Dove più siede il vate laureato?
Dove uno è fatto poeta di Corte?
Quei che fa due gorgheggi, che strimpella ,
Virtuoso di camera si appella.