I miti gli eroi e le leggende del passato

I dieci Avatar di Visnù

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Scritto da Francesco

 

Sarangapani

 

Visnu' è la seconda persona della trinità Brahmanica , nota come Trimurti. Brahma che rappresenta la Terra, Visnu', il principio umido, rappresenta l'Acqua vivificatrice e Shiva il Fuoco.

Visnù viene rappresentato seduto sopra un fiore di loto galleggiante sopra la superficie dell'oceano. Raccolto ai suoi piedi c'è il serpente Adissechen le cui numerose spire gli servono da letto e le sue cento teste che si innalzano sopra la sua testa da baldacchino, è raffigurato come un giovane dalla pelle ambrata, nelle sue quattro mani ha un loto o Padma, emblema del mondo, simbolo della divinità e della vita che sorge dalle acque e che racchiude in sé i due principi fecondanti e per estensione rappresenta anche il simbolo del ventre materno, una mazza, simbolo di potere, arma per difendere ma anche per offendere, una conchiglia detta Sanka, il cui suono è in grado di mettere in fuga i demoni e un'arma circolare simile ad un disco di metallo chiamata Chakra Sudarshan, che rappresenta il ciclo continuo dell'esistenza senza dimenticare la capacità di distruzione e di morte della stessa. Alle orecchie ha gli orecchini a forma di rettile e al collo la pietra Kastrala, indossa il cordone sacro tipico dei Dwidja, coloro che sono nati due volte, essendo passati per il ciclo della rinascita spirituale. Cavalca Garuda che è un mostro metà uomo e metà uccello con becco e ali di gabbiano. Questo uccello che figura nel Pantheon indù è il capo degli uccelli celesti chiamati Suparnas.

Anche Visnù , come Brahma e Shiva, dovette passare per una serie di incarnazioni o Avatara, emanazioni plenarie del Dio che discese nell'Universo dal mondo spirituale per ristabilire i principi religiosi, salvare l'umanità dal male opponendogli il bene. Visnu', il Conservatore, ogni volta che l'umanità è in pericolo, ogni volta che il Dahma è offeso, minato alle sue fondamenta, discende sulla terra per salvare gli uomini, reincarnandosi per ristabilire le leggi del Dahrma, quelle leggi che sono l'ordine sociale, eterne regole universali per mantenere l'Universo unito in maniera ordinata. L e storie sulle reincarnazioni di Visnù sono molteplici, quelle che proponiamo sono quelle che secondo la tradizione, sono state considerate autentiche dai Brahmani.


Prima incarnazione - Il pesce Matsya


L'evento che diede origine alla prima reincarnazione di Visnù fu il furto dei Veda che il gigante Skankasura aveva rubato a Brahma quando era addormentato. Dopo essersi impossessato dei quattro testi sacri, gli stessi testi usciti dalle quattro bocche di Brahma, li ingoiò e corse a nascondersi nelle profondità marine. Visnu' si trasformò nel pesce Matsya e inseguendo il ladro fin nelle profondità degli abissi, lo inseguì nella grotta dove si era rifugiato, riuscì a stanarlo, lo uccise e aprendo le interiora riuscì a recuperare i quattro Veda. L'Avatar di Visnù nel pesce Matsya è la chiara allusione al diluvio universale , presente nella mitologia di molte culture dell'ecumene.

Vivaswata cioè Figlio del Sole, è il patronimico del settimo Manu. Questa storia, così come ci è stata raccontata da William Jones è in relazione con la storia del diluvio universale, raccontata dai poemi indiani e soprattutto questa del pesce Matsya che compare in un episodio del Mahabarata.

Il santo monarca Sathiawrata chiamato in seguito Vivaswata, regnava a Dravira. Uomo pio e devoto, un giorno mentre faceva le sua abluzioni nel fiume Critamala, raccogliendo dell'acqua con la cavità delle mani, vi scorse un piccolissimo pesce. Istintivamente il re volle riportare il pesciolino nel suo elemento, ma il pesciolino di nome Saphari, pregò il re affinché non lo abbandonasse nel fiume, dove sarebbe stato la vittima prediletta dei pesci più grandi. Vivaswata compassionevole e buono, lo depositò all'interno di un piccolo vaso contenente dell'acqua da dove prodigiosamente iniziò a crescere e in una sola notte crebbe a tal punto che il vaso non poté più contenerlo. Trasferì il pesce in un recipiente più grande ma ancora una volta il recipiente divenne troppo piccolo per il pesce, allora si vide obbligato a trasportarlo in uno stagno, ma anche questa volta il pesce crebbe ancora e fu necessario trasportarlo prima al lago, poi al Gange infine non restò che l'immensità dell'oceano. Giunto al mare il pesce si rivolse al santo:

Di qui a sette giorni, i tre mondi saranno immersi in un oceano di morte; Tra breve tutto quello che esiste sopra la terra sarà distrutto, é giunto il tempo della sommersione per tutti gli esseri animati e inanimati; questo è il tempo della dissoluzione. In mezzo alle acque devastatrici, ti apparirà un battello mandato da me. Ti imbarcherai su questo battello assieme a sette Rishi, portando con te i semi di tutte le specie vegetali e le coppie di tutte le specie animali. Quella sarà la tua dimora, al riparo dalle forze delle onde, senz'altra luce che lo splendore dei santi Rishi. Quando la barca sarà scossa da venti impetuosi, io ti apparirò sotto le sembianze di un pesce con un grosso corno sulla testa. Dovrai legare la barca al mio corno servendoti di un serpente marino e io ti farò attraversare l ' Oceano fino al termine di una notte di Brahma. Trascorso questo tempo, la nave fece approdo sul monte Himavat, i Rishi legarono la barca e mentre rendevano grazie al Divino conservatore, questi apparve distintamente sotto la forma di un pesce brillante come oro, la rappresentazione del principio dell'anima dell'essere eterno proclamato dal potere conservatore. Rivolgendosi a Visaswata per l'ultima volta, gli diede l'incarico di provvedere come settimo Manu ad iniziare l'opera di creazione. Dopo aver parlato così scomparve e Vaivaswata dopo aver fatto austerità si mise a creare tutti gli esseri .


Seconda incarnazione - La tartaruga Kurma


Una maledizione scagliata contro Indra, dal Rishi Durbasha che l'aveva insultato, ebbe come effetto che Laksimi, Dea della Fortuna, della Ricchezza e dell'Abbondanza, insieme a tutto quanto c'era di prezioso nell'Universo, finissero occultate nel fondo dell'oceano. Indra di comune accordo con altri Dei chiesero aiuto a Brahma che consigliò di stringere alleanza con i Giganti.

Questa alleanza aveva lo scopo di far uscire dal mare anche l' Amrita la bevanda che avrebbe reso immortali gli Dei e i Giganti.

Per questo fine vollero trasformare il Mare di latte in Amrita o Ambrosia. Trasportarono quindi il monte Mandar sul mare. Attorno alla montagna, arrotolarono il serpente Adissechen e tirandolo chi per la coda chi per la testa impressero alla montagna dei rapidissimi movimenti rotatori, trasformando la montagna nella gigantesca zangola Pramantha che separò dal mare tutto quello che c'era di buono, come il burro che si separa dalla crema di latte.

I colpi impressi alla montagna furono così rapidi e violenti da sfinire a tal punto il povero serpente che in breve morì. Prima di cadere il serpente emise un sibilo così terrificante da atterrire l'universo e il suo corpo nel momento in cui toccò il suolo, scosse l'universo come un violentissimo terremoto. Un torrente di lava incandescente uscì dai suo cento occhi di fuoco e le sue cento lingue nere, palpitando vomitarono sulla superficie del mare un veleno terribile. Gli Dei atterriti alla vista di tutto quel disastro fuggirono da quel luogo. Visnù rimase solo ad affrontare le conseguenze. Con determinazione raccolse il veleno e con questo si sfregò il suo corpo che divenne giallo. Superato il momento di panico gli altri Dei tornarono sui loro passi per portare a compimento l'opera intrapresa. Questa opera durò mille anni. Trascorso questo periodo un nuovo incidente minacciò di vanificare l'opera intrapresa e che era costata così tanto lavoro. Il Mandar rischiava di sprofondare sempre di più nel mare.

Ancora una volta Visnu' prese in mano le redini della situazione e trasformatosi nella tartaruga Kurma , si sistemò sotto la montagna sostenendola.

Visnu' Lakshimi Saraswati

Fatto ciò dal mare uscì una serie di meraviglie, chiamate le quattordici gemme o chardesa ratana: Chandra la Luna, la pietra Kastrala, il talismano che Visnù porta sempre al collo che illumina tutte le cose e nel quale tutte le cose si riflettono, una sorta di specchio del mondo. La vacca Kamadeu, la vacca dell'abbondanza con il volto di donna e il cavallo dalle sette teste Ukairawa che Surya, il Dio del sole attaccò al cocchio che usava per annunciare il sorgere del sole, uscirono dalla zangolatura del mare, l'elefante bianco dalle tre proboscidi Airavad che fu dato ad Indra, l'albero Kalpvrikcta che esaudisce ogni desiderio e, meraviglia tra le meraviglie, dal mare emersero nella loro fulgida bellezza Laksimi, la dea della ricchezza che divenne la sposa di Visnu, Saraswati dea della scienza che divenne la sposa di Brahma, Mahadri, sorella maggiore di Laksmini la Dea della discordia, che fu data al Gigante Sandihla, perché nessuno degli Dei la volle prendere come sposa. Per ultimo, a completare il prodigio emerse Danwantari, il medico degli Dei che emerse reggendo in mano un vaso di Ambrosia, il prezioso liquido dell'immortalità. I Giganti che avevano tanto lavorato con gli Dei, con un rapido colpo di mano portarono via l'Ambrosia a Danwantari. Visnu' per recuperare il prezioso liquido, assunse le sembianze di fanciulla dall'indescrivibile bellezza chiamata Mohani. Abbagliati da tanto splendore, i Giganti accettarono l'arbitrato imparziale della fanciulla nella disputa per il possesso dell'Ambrosia. Dopo aver diviso gli Dei e i Giganti in due schieramenti, prese a distribuire il liquido incominciando dagli Dei. Ma un Gigante nel tentativo di berne una quantità maggiore si trasformo in un Dio. Accortosi gli altri Dei dell'inganno, fecero segno alla fanciulla che altri non era che lo stesso Visnu', il quale con la sua arma gli tagliò la testa. Ma avendo il Gigante già umettato le labbra con l'Ambrosia, non mori, le due parti del corpo si trasformarono, la testa nella cometa Ketu il cui apparire minaccia ogni sorta di calamità e il tronco in Rahu un pianeta che produce l'eclissi del sole e della luna. Visnù completata il suo ciclo, lasciò in consegna quello che rimaneva del divino liquore nelle mani degli Aswimi i gemelli divini, medici degli Dei e fece ritorno nel Vakonta, la sua dimora celeste. I Giganti frustrati da questa ingratitudine si dispersero nei quattro angoli del mondo opponendosi con tutto il loro potere alle opere degli Dei, avanzando la pretesa di una presunta superiorità su loro. Questo atteggiamento ostile fu la causa delle rimanenti incarnazioni di Visnù che ebbero come scopo quello di sterminare questa razza di nemici.


Terza incarnazione- Il cinghiale Varaha


Il Gigante Paladas ebbe l'idea di arrotolare la terra come se fosse un tappeto (allora si pensava la terra quadrata) e caricato questo strano fardello sulle spalle la seppellì in fondo al mare. In questo frangente Prithivi invocò l'aiuto di Visnù che accorse subito in suo aiuto. Il Dio assunse la forma di un uomo dalla testa di cinghiale Varaha che , attaccò il Gigante, lo vinse e ricollocò la terra, Prithivi , nel posto che occupava precedentemente.


Quarta reincarnazione – Narasihma



Narasihma

Hyranya aveva avuto da Brahma il dono dell'immortalità. Non poteva essere ucciso né di giorno ne di notte, né in casa ne fuori casa, né per mano degli Dei, ne per mano degli uomini e nemmeno per mano degli animali. Pieno di superbia e di ingratitudine nei confronti degli Dei, volle abolire il culto dovuto e istituire un culto rivolto all'adorazione della sua persona. Hyrania aveva un figlio di nome Pralhada. Il ragazzo istruito nei sacri dogmi da Narada Muni, quando era ancora nel grembo materno, si rifiutava di apprendere le false dottrine dei Giganti e per questo era diventato il favorito di Visnu. Il rifiuto di adempiere ai dovere sacrileghi imposti da suo padre gli costarono una lunga serie di tormenti imposti da suo padre, il quale vista l'inutilità delle lusinghe e delle minacce usate per vincere l'ostinata resistenza del figlio risolvette infine di condannarlo a morte. I servi di Hyrania tentarono prima di farlo mangiare da un serpente, poi tentarono con il veleno, fu gettato da una montagna altissima e il suo corpo, diventato leggero come una piuma, planò dolcemente sul fondo del precipizio, neanche l'acqua né il fuoco riuscirono ad ucciderlo, su di lui vegliava Visnù . I servi dopo aver fallito in tutti i loro intenti omicidi , lo ricondussero illeso dal padre, al quale di nuovo predicò la potenza e la gloria di Vishnu. Hyrania sfoderò e la spada per ucciderlo egli stesso ma Pralhada lo avvertì dell'inutilità del suo tentativo perché Visnù è onnipresente per tutti i suoi devoti fedeli, è in quella spada che ha in mano, è in quella luce sfolgorante della stessa, è in quella colonna che sostiene il palazzo. Hyrania la cui rabbia era ormai incontrollabile, quasi a voler deridere le parole del figlio, percosse con l'elsa della spada la colonna. Un tremendo muggito uscì dalla colonna. Il cielo e la terra tremarono e ondeggiarono paurosamente. Visnù uscì sotto forma del mostro Narasimha, essere antropomorfo metà uomo e meta leone. Visnu commosso da quella manifestazione di fedeltà e dalla lunga serie di sofferenze che il giovane subiva per causa sua, decise di sterminare Hyranya a qualsiasi prezzo. L'impresa si presentava difficile, ma il Dio ricorrendo all'astuzia riusci a vincere il Gigante. Scelse come momento il crepuscolo, momento in cui non era ancora né giorno né notte. In quel momento il Gigante era sull'uscio di casa, quindi non dentro ma nemmeno fuori. La sicurezza di Hiranya dopo aver visto Narasihmha vacillò, mai prima di allora aveva visto un simile essere, né uomo né animale. Hiranya che aveva ricevuto da Brahma il dono dell'invulnerabilità si difese strenuamente. I l combattimento fu lungo e senza esclusione di colpi e terminò con la vittoria di Visnù che forte della sua intelligenza e dei suoi poteri divini, sconfisse il mostro.


Quinta reincarnazione - Il nano Vamana


Il Muni Maha Bahli era uno dei quindici giudici dell'Inferno. Un tempo costui, a forza di preghiere e di austerità severa, ottenne da Brahma il governo della terra del cielo e del mare. Brahma stesso per suggellare la sua promessa, si era impegnato affinché nessun essere avrebbe mai potuto spodestarlo da quel potere illimitato. Sicuro del suo potere, ben presto si trasformò in tiranno. L'atteggiamento di Maha-Bahli, generò negli Dei il timore che un giorno potesse cacciarli tutti via dalla dimora celeste. Per evitare questa catastrofe imminente, compatti si rivolsero a Brahma affinché li liberasse da quel giogo così pesante. Brahma pur consapevole del grande rischio a cui erano esposti a causa della sua liberalità non poteva rimangiarsi la parola data. Tra gli Dei regnava lo sconforto più assoluto. L'unico in grado di uscire da questa situazione di stallo e privare il tiranno del suo potere, ancora una volta fu Visnù

Visnù trasformato in un santo di nome Vamana si presentò al cospetto di Maha Bahli, trovandolo intento a compiere la cerimonia sacrificale del cavallo, detta Aswameda. Già erano stati sacrificati 99 cavalli, quando Visnù sotto le sembianze del nano Vamana giunse a palazzo in qualità di Brahmino. Maha Bali lo accolse benignamente, l'onorò, gli fece la lavanda dei piedi, così come prescritte dalle Sacre Leggi e meravigliato dalla sua piccola statura nonché dalle sue elevate conoscenze spirituali gli fece le più grandi offerte. Vamana rifiutò tutto, chiedendo solo in dono un poco di terra dove edificare una cappella.

Il tiranno dapprima si meravigliò poi quasi si offese per una richiesta così insignificante ma il santo uomo lo rassicurò dicendogli che per lui, piccolo com'era tre passi di terra sarebbero stati sufficienti.

Il tiranno acconsentì alla richiesta, e per suggellare il patto si fece portare un vaso l'acqua che avrebbe dovuto aspergere sul terreno, secondo i dettami delle Sacre Scritture. Fatto l'accodo, il nano cominciò a crescere prodigiosamente, con il primo passo copri tutta la terra, con il secondo tutto il mare e con il terzo tutto il cielo, lasciando attonito il Muni a cui non rimase più nessun luogo dove regnare. Umiliato da questa disfatta, si prostrò ai piedi di Visnù offrendogli la testa in segno di espiazione. Visnù con molta generosità lo perdonò e lo mandò a regnare sul Patalas concedendogli di tornare sulla terra tutti gli anni a novembre nel giorno di luna piena. In seguito a questa avventura Visnu è anche chiamato Trivikrono o Dio dei tre passi.


Sesta incarnazione - Parasurama


Nella sesta incarnazione Visnù si reincarnò per insegnare agli uomini la virtù e il distacco dai beni di questo mondo e per castigare l'insolenza degli appartenenti alla razza solare. L'orgoglio e la superbia dalla razza solare avevano raggiunto un limite tale da costringere Visnù a combatterli e a sterminarli, offrendo le terre conquistate ai Brahmani.

Ben presto costoro completamente dimentichi di tutto il bene che avevano ricevuto dal Dio che tanto li avevano beneficiati in passato, svilupparono un'ingratitudine così profonda da rifiutargli l'ospitalità. Visnù offeso e sdegnato da questo comportamento cosi altero, si ritirò nei pressi della catena di montagne chiamate Gantus, la cui base era bagnata allora dalle acque dell' Oceano e pregò Varuna il Dio

dell' Oceano di ritirare un poco le acque affinché potesse trovare un poco di terra emersa sulla quale abitare. Le acque avrebbero dovuto ritirarsi per la lunghezza raggiunta da una freccia scagliata dal suo arco. Il Rishi Narada che era presente fece notare a Varuna che la sua promessa era stata alquanto imprudente, poiché Parasurama era lo stesso Visnù e che avrebbe potuto con il suo potente braccio scagliare la freccia ad una distanza tale da oltrepassare tutto il mare e di conseguenza sarebbe stato costretto a ritirarsi per lasciare emergere la terra. Non potendo venir meno alla parola data, Varuna chiese l'aiuto di Yama il Dio della morte che accorse subito in suo aiuto sotto le sembianze di una formica bianca. Introducendosi di notte nella stanza di Purasurama iniziò a rodere la corda dell'arco in modo da renderla molto sottile e delicata. Il Dio ignorando questa soverchieria raggiunse l'indomani la riva del mare, appoggiò la freccia sulla corda e si accinse a scoccare la freccia. La corda resa troppo sottile da Yama si ruppe e la freccia cadde ad una distanza molto ravvicinata. Il mare si ritirò prontamente per la lunghezza della traiettoria percorsa e formò quella parte dell'India nota come costa del Malabar. Parasurama in ricordo dell'affronto subito condannò tutti i Brahmani che morivano in quella costa a rinascere sotto forma di asino.


Avatara Visnu

Settima incarnazione - Rama


Nareda, Dio della musica e figlio di Brahma si era perdutamente innamorato di una giovane donna dalla bellezza incommensurabile. La chiese in sposa, ma l'altera fanciulla rifiutò sdegnata. Nareda non era abbastanza bello per lei, lei avrebbe scelto come sposo solo un giovane, divinità o essere umano la cui bellezza fosse almeno pari alla sua bellezza. Nareda rattristato dal rifiuto andò a confidarsi con Visnù. Il Dio che in quel momento era di buon umore gli promise di farlo bello tanto quanto la donna che gli faceva palpitare il cuore. Però burlandosi del povero innamorato gli trasformò la testa in quella di una scimmia. Nareda ignorando la sua strana metamorfosi e confidando sul buon esito della sua impresa, si recò di nuovo a chiedere la mano della giovane. Tutti gli Dei, avvisati da Visnù accorsero e un coro di ilarità generale si diffuse nell'aria quando videro l'orrore dipingersi sul viso della fanciulla quando vide Nareda trasformato in una scimmia. Confuso non riusciva a capire ilo motivo di tanta ilarità , finché ebbe modo di guardarsi allo specchio. Comprese all'istante, una maledizione tremenda usci dalla sua bocca a causa della quale Visnù si vide di nuovo costretto a ridiscendere sulla terra sotto forma umana e il resto degli Dei sotto le sembianze di scimmie. Visnù torno sulla terra con il nome di Rama (il bello) nella corte reale di Ayodhya. Sua madre era Kusalya una delle quattro mogli del potente re Basaratha. All'età di quindici anni, dopo essere stato spodestato dalla successione al trono da parte di un altro fratello figlio di un altra moglie del padre si ritirò nel bosco per condurre una vita ascetica, insieme alla sua giovane sposa Sita e a suo fratello Lackmana. Li trascorreva le sue giornate tra preghiere e opere meritorie, mantenendo pulito il bosco e dando la caccia ai Giganti che lo infestavano. Dopo aver vissuto a lungo nella foresta si trasferì insieme ai suoi seguaci nell'isola di Lanka dove intendeva propagare la sua dottrina e far conoscere il dogma della metempsicosi. Qui regnava Ravana un principe che una volta era stato un Brahmano, celebre per la sua austerità, le sue virtù e per la grande venerazione che portava a Shiva. Aveva l'abitudine di non lasciare trascorrere un giorno senza aver fatto l'offerta di cento fiori a Shiva. Un giorno accadde che inavvertitamente Shiva stesso portò via un fiore al Brahmano. Ravana afflitto oltremodo dall'accaduto volle rimpiazzare il fiore mancante con uno dei suoi occhi, in modo da poter completare cosi l'offerta al Dio. Shiva rifiutò l'offerta e per premiare la pietà del suo adoratore, giurò solennemente che nessuno avrebbe mai potuto rifiutare di concedergli quanto da lui desiderato . Ravana chiese allora il governo di tutto l'universo. Nonostante questa grossa concessione, non cessò mai di subissare Shiva con le sue numerose e stravaganti richieste come quella di avere dieci teste e venti braccia per poter meglio controllare tutto il suo sterminato dominio. Ben presto la vanagloria e il suo potere sterminato trasformarono la sua indole pacifica in quella di una persona dispotica e tiranna, il suo cuore si chiuse alla pietà, completamente dimentico di tributare gli onori a Shiva e alle altre divinità, anzi chiedendo per se stesso gli omaggi che solo si tributano alle divinità. Questo era lo stato delle cose quando Rama, Sita e Lacksmani giunsero a Lanka. La notizia della bellezza di Sita, ben presto si diffuse in tutta Lanka, giungendo all'orecchio del tiranno che subito fu preso dall'insano desiderio di possederla e così la rapi. Rama desideroso di liberare Sita, strinse un'alleanza con le scimmie della montagna, che erano nientemeno che gli stessi Dei trasformati in scimmie in seguito alla maledizione di Nareda. Il re delle scimmie chiamato Surgiwa aveva come primo ministro Hanuman famoso oltre che per la sua saggezza anche per il suo valore. Rama si unì a loro, prendendo come suo generale il re degli orsi Djambavanta con i suoi numerosi sudditi; si pose alla testa del suo esercito e marciò contro il tiranno di Lanka. Un ostacolo naturale si sovrappose però all'avanzata dell'esercito. Tra la terraferma e l'isola di Lanka c'era l'oceano. Le scimmie guidate dal fedele Hanuman, si misero al lavoro e costruirono un ponte che permise cosi all'esercito di avanzare. Rama insieme a suo fratello, Sugriva, Hanuman e Djavambati attaccarono Lanka. Nella prima fase della battaglia, Ravana riuscì a resistere grazie anche al valore di suo fratello Vibichana. Nelle fasi successive, l'esito rimase incerto, finché un evento successivo cambio radicalmente le sorti della battaglia. Il coraggioso fratello di Ravana, si schierò con l'esercito di Rama, vinse Ravana che sprofondò negli abissi. Vibichana fu posto sul trono di Lanka e Rama poté finalmente riabbracciare Sita.

Un dubbio crudele si affacciò nel cuore di Rama. Sita gli era stata veramente fedele? Vittima di questa incertezza, Rama giorno dopo giorno era sempre più tormentato dal tarlo dell'incertezza, viveva le sue giornate chiudendosi in se stesso, preda di oscuri pensieri. Sita indovinato quel che passava nell'animo del suo sposo, per allontanare ogni dubbio dal cuore di Rama chiese di essere sottoposta alla prova del fuoco. Inutile dire che Sita da questa prova ne uscì vittoriosa. Dopo un esilio durato quattordici anni Rama tornò in patria insieme alla sua fedele Sita e andò ad occupare il trono che gli spettava per legittima successione e che suo fratello Baratha aveva conservato per lui, ponendo simbolicamente sul trono le babbucce di Rama. Buon padre, generoso governatore del suo popolo, favori l'agricoltura, le scienze e le arti, diede leggi giuste e estese la sua benefica influenza della religione e la grande opera di civilizzazione che intraprese non tardò a dare buoni frutti. Terminata la sua opera sulla terra Visnù abbandonò le sue spoglie mortali e torno al Vakonta dove regna per la felicità dei mortali insieme a Lakmini la sua sposa divina che era discesa con lui sulla terra sotto le sembianze di Sita.


Ottava incarnazione - Krishna


Il regno di Mathura gemeva sotto il giogo sanguinario di Kansa principe della razza dei Giganti. Indignato Visnù da questa tirannia e commosso dalle sofferenze dei suoi sudditi risolvette tornare sulla terra sotto le sembianze di Krishna per spogliare il tirannico Kansa del suo potere e porre fine cosi alle sua malefatte. La famiglia da cui Krishna discendeva apparteneva alla dinastia Yadu, dinastia dei guerrieri lunari. Il capo della dinastia Yadu, Surasena governava Mathura. Suo figlio Vasudeva, dopo aver sposato Devaki, la stava conducendo al palazzo reale . L'imponente corteo costituito da 400 elefanti, 15000 cavalli e 1880 carri si apriva col carro degli sposi, alla cui guida secondo il costume vedico si trovava il fratello di Devaki, Kamsa. Mentre il corteo reale si snodava per le vie della città, accompagnato dal suono dei tamburi e di altri strumenti musicali, parve di sentire a Kamsa una voce dall'alto che gli diceva che l'ottavo figlio di sua sorella Devaki e di suo cognato Vasudeva sarebbe stato anche colui che lo avrebbe ucciso. Molto tempo prima della nascita,.molti altri eventi prodigiosi avevano annunciati l'evento a Kansa e questo uomo così sanguinario, nel tentativo di sottrarsi alla sua sorte fece uccidere tutti i figli di sua sorella. Sette di loro erano già stati vittime della sua ferocia e Krishna avrebbe avrebbe seguito lo stesso destino. All'approssimarsi della data del parto, Kansa aveva allertato tutte le guardie reali, affinché al primo vagito del neonato fosse avvisato . Ma nello stesso momento in cui Devaki ebbe le doglie l'intero palazzo fu inondato da una armonia celestiale che copri i gemiti di Devaki e il primo vagito del neonato. Appena nato ordinò egli stesso di essere portato al di la dello Yamunà e precisamente a Gokilan per essere educato dai pastori che vivevano li. Suo zio Kansa irritato dalla scomparsa del neonato, ordinò l'uccisione di tutti i neonati e senza dubbio Krishna avrebbe fatto la stessa fine se gli amorevoli pastori che lo avevano in custodia non avessero profuso tutte le loro forze per proteggerlo. La sua vita fu costellata da numerosi prodigi dei quali parleremo più avanti.

Nel grande poema epico Mahabaratha, Krishna, si schiera con i fratelli Pandas, ingiustamente costretti all'esilio dall'odio insano dei Kouros. La discordia si instaurò nella grande famiglia dei Baratha, la stessa da cui discendeva il divino bambino quando Duryodhana, il maggiore dei cento figli del re cieco Dhritarashtra e i cinque Pandas figli del re Pandu, dei quali il maggiore Yudhishthira era stato scelto dallo zio Dhritarashtra come suo successore sul trono di Hastinapur entrarono in conflitto . Duryodhana si impossessò del trono e condannò i cinque fratelli all'esilio. Temendo la rivalità dei Pandas impiegò contro costoro la più crudele delle persecuzioni. Spodestati dal trono, meditavano vendetta. Krishna accorse in loro aiuto perché aveva giurato di opporsi ad ogni genere di ingiustizia, vinsero e sconfitto Duryodhana tornarono a regnare ad Hastinapur, restaurando Yudhishthira sul trono così come era stato stabilito.


Avatara Visnu

 

Nona incarnazione - Siddharta


Nella nona incarnazione Visnù apparve sulla terra nelle sembianze del principe Siddharta il giovane principe destinato a diventare un Buddha.

 

Decima incarnazione - Kalki

 

Visnù tornerà a rinascere sulla terra Questa incarnazione é attesa tra 960000 anni. In questo periodo la terra si troverà ricoperta da crimini.

Il Dio si farà uomo, nascerà in casa di un Brahmano, Kalki sarà il suo nome. Cavalcando un cavallo dal manto bianco abbagliante di nome Kallenki, attraverserà l'Universo per castigare i malvagi e rigenerare la terra. Impugnando una spada di fuoco percorrerà tutta la terra e simile ad una grande cometa, distruggerà il mondo, la terra tremerà, gli astri si oscureranno, il cielo cadrà dall'alto le sue sfere celesti entreranno in collisione l'una con l'altra e infine il sole si spegnerà. Il serpente Adissechen riverserà sull'Universo torrenti di lava incandescente vomitata dalla sue cento bocche . In mezzo a questo cataclisma generale , il seme di ogni cosa si ritroverà nel loto. Da quel momento in poi inizierà un nuovo ciclo di creazione e una nuova età dell'innocenza.

L'obbiettivo di Visnù è in ogni tempo, quello di salvare l'umanità e gli stessi Dei dalla distruzione, ponendo un limite all'influenza dello sterminato potere dei re, Giganti e Demoni che cercano di prevalere sugli Dei e sugli uomini, ricorrendo ad atti superiori di austerità e pietà.

Visnù , ci appare, quindi come un Dio disceso sulla terra per compiere un sacrificio di cui solo lui è capace per salvarla da una fine certa. Per questo si sottomise ad ogni debolezza, a tutte le miserie dell'umanità, ad una morte crudele per abbattere i geni del male e diffondere i semi del bene. Si fece pastore, guerriero e profeta per lasciare in dono agli uomini un modello da seguire, senza tralasciare per questo il suo aspetto divino, rappresentante dell'essere supremo dal quale è stato investito della sua missione. Potente, giusto, misericordioso, ripartendo le sue grazie anche con i suoi nemici e non esigendo dai suoi fedeli null'altro che un culto sincero, l'abnegazione e il disprezzo dei beni terreni.

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