
Quando Brahma finì di costruire il mondo, gloriandosi della sua opera, dimenticò che l'Essere supremo aveva stabilito che il governo del mondo andasse ripartito anche con Visnù e Shiva. Infatti non soddisfatto della parte di sua spettanza cercò di estendere ed accrescere il suo dominio a spese degli altri. In un momento di disattenzione di Shiva e Visnù, si impossessò di quella parte dello spazio destinato a ricevere le Narakas ossia gli Inferi. Visnu e Shiva appena scoperto l'avvenuta usurpazione per castigare il suo autore fecero altrettanto, restringendo poco a poco i confini della dimora di Brahma. Quando Brahma si rese conto dell'accaduto ormai era troppo tardi e per questo fu obbligato a sottomettersi. Ma non fu solo il suo orgoglio e la sua presunta superiorità la causa della sua rovina, ma l'insana passione che nutriva nei confronti della propria figlia Saraswati. Ovunque la perseguitava, nonostante la fanciulla non facesse nulla per fomentare la sua passione. Ad ogni sforzo che faceva per sfuggire alla corte serrata di Brahma, volgendo lo sguardo altrove, provocava in questo la crescita di una nuova testa e quando divennero quattro, una per ciascuno dei punti cardinali, la vittima non aveva più dove cercare rifugio. Tentò allora di elevarsi verso il cielo, ma anche qui le mire di Brahma riuscirono a raggiungerla, infatti spuntò una quinta testa. Shiva giustamente indignato dal comportamento di Brahma, incaricò suo figlio Veirava di tagliare a Brahma la quinta testa. Ma la vendetta non era ancora completa. Di li a poco, Brahma fu sprofondato insieme con la sua dimora il Brahma-Loka in fondo agli abissi.
Quando riprese i sensi dopo la caduta, cercò di trovare la spiegazione al perché di un simile castigo, via via che tornava la memoria, ricordò l'enormità di quello che aveva fatto e fu preso dai rimorsi. Il dolore e il pentimento invasero tutta la sua anima e umiliandosi come non mai, decise di meritarsi il perdono espiando la sua colpa con una penitenza proporzionata alla gravità del crimine commesso. Da quel momento si consegnò all'austerità più penosa e dura. La Divinità suprema, placata da una cosi forte espiazione apparve al penitente per indicargli la retta via e il cammino più sicuro per ottenere una completa assoluzione. Il mezzo per ottenere l'espiazione completa era quello di incarnarsi vivendo tra gli uomini e passando per quattro cicli di reincarnazione, una per ciascuna delle quattro età. Lo scopo era quello di riconoscere in Visnu la forma visibile dell'Essere supremo e comporre in versi armoniosi i prodigi di quel Dio sopra la terra al fine che rimanesse una traccia tangibile e una forma di omaggio duraturo per questa parte della Divina Essenza.
Prima incarnazione:
Ubbidiente a questo consiglio, inizio la prima delle sua incarnazioni. Nella prima epoca prese la forma di un corvo chiamato Kaka-Bhusonda e cantò la guerra scoppiata tra Bhavani la sposa di Shiva e gli Asura capitanati da Mahechasura.
Seconda incarnazione
Nella sua seconda incarnazione, nacque sotto le sembianze di un miserabile paria, un componente di una delle tribù più abbiette e disprezzate di tutta l'India. Il suo nome era Valmiki. Sottoposto come tutti quelli della sua classe ad ogni sorta di privazioni, il suo cuore si era indurito. Animato da una vile e sanguinaria passione attirava nella sua capanna i forestieri che avevano smarrito il cammino o vinti dalla stanchezza del viaggio e violando nella maniera più orribile le sacre leggi dell'ospitalità, li assassinava per depredarli. Questo era quello che faceva Brahma nella sua seconda esistenza. Ma una sera, giunsero alla sua casa due Richis. Non avevano ancora preso sonno che già Valmiki si affrettava a portare a compimento quello che aveva fatto con gli altri ospiti. Aveva già alzato il braccio per dare il colpo fatale e terminare due esistenze, quando sentì all'improvviso una forza irresistibile e sconosciuta che gli impediva di compiere un simile misfatto. Più e più volte riprovò ad alzare il braccio per uccidere e ogni volta il braccio ricadeva impotente, i crimini che aveva commesso ora lo ripugnavano, un sentimento mai privato prima lo stava sopraffacendo. E con questa perplessità tanto nuova per la sua anima, fu sorpreso dal giorno. I due Richis, al risveglio si accorsero del turbamento di quell'uomo e piano piano lo esortarono a rivelare la ragione di tanto turbamento. Obbedendo alle esortazione dei due santi uomini, cercò di cancellare le macchie della sua anima, mediante l'austerità e la preghiera. Il suo sincero pentimento e le mortificazioni che si infliggeva costantemente, fecero si che l'essere Supremo gli rivolgesse uno sguardo compassionevole, che oltre all'assoluzione completa gli consegnava il prezioso dono della scienza. Da quel momento in poi Valmiki fu un altro uomo, consacrò interamente la sua esistenza allo studio e all'interpretazione dei Veda, i cui punti più oscuri giunse a spiegare con estrema semplicità, guadagnando la stima e l'ammirazione di quanti l'ascoltavano. Fu reputato il bardo ispirato dagli Dei. Nei suoi versi sublimi cantò le quattro prime incarnazioni di Visnu e compose il Ramayana, dove è stata affidata alla storia la settima incarnazione di quel Dio.
Terza incarnazione:
Nella terza età Brahma nacque con il nome di Vyasa, un bambino meraviglioso mai visto prima tra i mortali. La sua nascita fu accompagnata da segni prodigiosi. Diventato adulto, si ritirò nella foresta, consegnandosi completamente alla meditazione e allo studio. In poco tempo divenne un grande saggio e dotato di ispirazione poetica scrisse il Mahabharata e i diciotto Purana, riunendo inoltre i Veda che erano ancora dispersi. Giunse infine a diventare Muni o profeta e acquisì una immensa reputazione di saggezza e santità.
Quarta incarnazione:
Brahma non era ancora giunto alla fine delle sue prove. Doveva passare per l'ultima incarnazione. Al tempo prescritto nacque in una famiglia comune. Questo accadde nella quarta era, quella del Kali yuga. Kalidasa questo era il suo nome, in età giovanile, condusse un'esistenza sregolata, nell'ignoranza e dedito ad ogni sorta di eccessi. Ma in fondo i buoni sentimenti presero il sopravvento e i piaceri terreni furono sostituiti da quelli dello spirito. Mutò i suoi costumi e si applicò allo studio e alla poesia. Il raja Vikramaditya, monarca celebre per la sua corte fastosa e per il amore per le scienze aveva manifestato il desiderio di vedere completate e riunite le opere di Valmiki. Nessuno fu in grado di eseguire il compito, eccetto Kalidasa che portò a termine il lavoro con precisione e rara abilità. Riportando alla sua originalità e integrità quelle antiche poesie, conservando intatte anche le stesse espressioni di cui il suo autore si era servito per esprimere i suoi pensieri. Un risultato così soddisfacente, gli assicurò la gratitudine e la ricompensa del re. Però al tempo stesso tanti onori attirano in lui l'invidia e l'odio dei Brahmani di corte. Il poeta fu calunniato vessato e infine esiliato con l'accusa infamante d aver sostituito al posto delle composizioni di Valmiki, sue miserevoli composizioni. Kalidasa, nel mezzo di tante persecuzioni decise di presentarsi a corte sotto le spoglie di un povero Brahmano e in tale veste prese a difendere l'autenticità dell'opera, e per provare la verità fece incidere su marmo alcuni dei versi di Valmiki fatto questo getto le lastre nel fiume sacro, il Gange. Le tavole invece di andare a fondo galleggiarono misteriosamente. Alla vista di un simile prodigio i detrattori furono ridotti al silenzio. Kalidasa fu riabilitato con tutti gli onori e la sua fama si sparse per tutto l'universo.(La fama di Kalidasa è giunta fino a noi grazie ad una sua opera chiamata il Riconoscimento di Sakuntala N.d.T.).
Terminata la sua quarta reincarnazione, Brahma tornò in cielo dove risiede ancora come rappresentante dell'eterno. In genere si rappresenta questa divinità sotto forma di un uomo con quattro teste, vestito di bianco. Ha in una mano un anello simbolo dell'eternità, in altra una fiamma emblema della forza, con la terza scrive su una foglia di palma e la quarta è appoggiata sopra i libri simbolo del potere legislativo. Altre volte è seduto sopra un fiore di loto che galleggia nell'acqua e altre seduto sopra un'anatra, uccello a lui consacrato.